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Alla festa della creazione

                    Alla Festa della Creazione
               Autore: Bruno Ferrero – Libro: Solo il Vento lo Sa – Editore: Elledici

Tramonto

Il settimo giorno, terminata la Creazione, Dio dichiarò che era la sua festa. Tutte le creature, nuove di zecca, si diedero da fare per regalare a Dio la cosa più bella che potessero trovare.
Gli scoiattoli portarono noci e nocciole; i conigli carote e radici dolci; le pecore lana soffice e calda; le mucche latte schiumoso e ricco di panna.
Miliardi di angeli si disposero in cerchio, cantando una serenata celestiale.
L’uomo aspettava il suo turno, ed era preoccupato. “Che cosa posso donare io? I fiori hanno il profumo, le api il miele, perfino gli elefanti si sono offerti di fare la doccia a Dio con le loro proboscidi per rinfrescarlo”.
L’uomo si era messo in fondo alla fila e continuava a scervellarsi. Tutte le creature sfilavano davanti a Dio e depositavano i loro regali.
Quando rimasero solo più alcune creature davanti a lui, la chiocciola, la tartaruga e il bradipo poltrone, l’uomo fu preso dal panico.
Arrivò il suo turno.
Allora l’uomo fece ciò che nessun animale aveva osato fare. Corse verso Dio e saltò sulle sue ginocchia, lo abbracciò e gli disse: “Ti voglio bene!”.
Il volto di Dio si illuminò, tutta la creazione capì che l’uomo aveva fatto a Dio il dono più bello ed esplose in un alleluia cosmico.

“Per qual fine Dio ci ha creati? Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell’altra, in Paradiso” (Catechismo di Pio X).

Lascia che ti ami, mio Dio.
Che cosa ho in cielo,
che cosa ho in terra, all’infuori di te?
Tu, Dio del mio cuore
e mia parte nell’eternità ,
lascia che mi aggrappi a te.
Sii sempre con me,
e se sarò tentato di lasciarti,
tu, mio Dio, non mi lasciare.

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Preghiera strampalata — Giuseppe Bortoloso ocs

Signore, tutti urlano!
Aiutami…
Ad abbassare il tono della mia voce.
A trovare il silenzio dentro e fuori di me.
Ad ascoltare le parole appena sussurrate.
A sentire il profumo di un fiore appena sbocciato.
A discernere il bene dal male.
Ad usare sempre parole buone.
A benedire e non a maledire.
A comprendere i sogni e i desideri nascosti nel cuore della gente.
Ad inginocchiarmi davanti al tuo Santissimo Corpo.
Ad essere un uomo dalle mani dure ma dal cuore buono.
A riconoscere sempre i miei errori.
A togliere l’orgoglio dalla mia vita.
A portare ogni giorno la mia croce.
A riconoscerti nel volto di ogni persona.
Ad amare mia moglie di un amore eterno e sempre nuovo.
Ad accettare che i miei figli non sono “cosa mia”.
Ad essere in ogni luogo espressione della tua felicità.
Aiutami, Signore, a riconoscere sempre la tua voce.
Amen.
Adolfo Rebecchini

via Preghiera strampalata — Giuseppe Bortoloso ocs

Madonna del Carmine — Giuseppe Bortoloso ocs

Per noi carmelitani la Madonna del Carmine è come la festa della mamma. È lei che ci ha generato formando suoi seguaci dei pellegrini ex crociati. Il nostro rapporto con lei si è arricchito di una particolarità: vivendo nella sua terra ci siamo sentiti anche suoi fratelli per cui possiamo dire che è nostra sorella.

via Madonna del Carmine — Giuseppe Bortoloso ocs

Buona domenica a tutti

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UOMINI MASCHERE TEATRANTI

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                                       UOMINI MASCHERE TEATRANTI
                                                           di Fausto Corsetti

Ciascuno di noi è un attore, che recita i suoi diversi ruoli negli infiniti teatri della vita quotidiana. La ricerca di noi stessi procede di pari passo con quella di forme sempre nuove con cui entriamo in relazione con gli altri. E l’abilità di interpretare i nostri diversi copioni, secondo i casi, rende la vita pesante come un dramma o leggera come una commedia.
Sarei, quasi, tentato di dire che ogni essere umano, che viene al mondo, non nasce: debutta. Quindi, dalla nascita alla morte, non fa che recitare.
Ogni mattina, quando ci svegliamo, inizia la nostra rappresentazione quotidiana in cui ciascuno interpreta il suo copione per il pubblico di riferimento. Anzi, non uno soltanto, ma numerosi e tutti diversi: per la moglie, i figli, i capi, i dipendenti, i vicini di casa e così via fino alla sera quando, spegnendo la luce, stendiamo il pietoso sipario diurno e ci adagiamo sulle rappresentazioni dei nostri sogni notturni.
E’ difficile decifrare i misteri di questa nostra inconsapevole vita di perenni attori: nella vita privata il bisogno di essere noi stessi si risolve in teatralità quotidiana, che di tanto in tanto rende leggera la giornata, trasformandola in commedia, o la complica e l’appesantisce, mutandola in dramma.
Perfino un’operazione seria e rischiosa come la redazione di un bilancio aziendale altro non è che la scrittura di un copione in termini finanziari. Ogni disinvolto imprenditore ha un rendiconto per sé, uno per gli azionisti, uno per il fisco, uno per i sindacati e uno per il coniuge.
E di ciascuno snocciola le cifre ostentando di volta in volta soddisfazione, preoccupazione o panico a seconda delle circostanze e degli interlocutori.
Ma il palcoscenico per antonomasia resta, a mio parere, il mondo del lavoro – oggi più realisticamente mezzo mondo – dove, tra “mission”, “vision” e “management” aziendali globalizzati, la recita comprende ruoli di capi, gran capi, colleghi o dipendenti. Vige, sovente, una doppia sceneggiatura, un copione che ci costringe a recitare una doppia scena da foresta: quella sadica, in cui ognuno, appena conquista una briciola di potere, si crede un leone legittimato ad azzannare, e quella masochista, in cui ognuno, appena si ritrova al cospetto del capo, si crede una gazzella tenuta a farsi sbranare.
Allude quasi a quella storiella, nota a parecchi, dove leoni e gazzelle soffrono d’insonnia, si svegliano presto, devono correre, muoiono di fame se…
Ebbene, proprio quella metafora regola quotidianamente la tragicommedia di milioni di individui, esaltati dalla barbara competitività, dalla guerra di tutti contro tutti. Non a caso ha come scenario la foresta e come protagonisti le bestie.
Paradossalmente, in tanta onnivora teatralità inconsapevole, l’unico momento di verità della nostra giornata è il teatro: quello in cui recitano gli attori professionisti. Soltanto i professionisti del teatro possono farci riflettere sulla nostra esistenza quotidiana, senza stereotipi e lontano dai massimalismi.
Questi benefattori dell’umanità, tirando avanti una vita spesso inquieta e tribolata, sdoppiandosi ogni sera in dr. Jekyll o mr. Hyde, ci spiattellano in faccia la realtà e ci costringono a confrontare le poche cose che contano e che trascuriamo, con le infinite insipienze, futilità che ci svuotano ma che sempre alla fine preferiamo.
Soltanto gli attori di professione, dall’alto della loro arte vera, sono capaci di ricordare a noi dilettanti la nostra natura di teatranti maldestri, svelandoci la verità che ci attende sotto la finzione, trasformando la complessità dei nostri drammi fittizi nella disarmante semplicità di quelli reali.

Messaggio di una madre anziana al figlio

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Se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi, abbi pazienza. ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere. Ascoltami. Quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. quando non voglio lavarmi, non biasimarmi e non farmi vergognare. ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza delle nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico. Ho avuto tutta la pazienza ad insegnarti l’ ABC. Quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso, dammi il tempo necessario per ricordare e non ti innervosire. La cosa più importante non è quello che dico, ma il mio bisogno di essere con te ed averti lì ad ascoltarmi. Quando le mie gambe stanche non mi consentono ti tenere il tuo passo, non trattarmi come se fossi un peso. Vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui l’ho fatto con te quando muovevi i primi passi. Quando dico che vorrei essere morta, non arrabbiarti. Un giorno comprenderai cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te e che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo. Dammi un po’ della tua pazienza. Dammi una spalla su cui poggiare la testa, allo stesso modo con cui l’ho fatto per te. Aiutami a camminare. Aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza. In cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio e prego per te, anche se mi ignori.

Ringraziamento agli amici del web, e alla Vergine Maria

Ringrazio tutti voi amici del web, per la preghiera che avete fatta con me, per la mia amica che doveva, subire un piccolo intervento con un anestesia totale. L’intervento è andato tutto bene. presto la mia amica starà benissimo. Io sento di volergli tanto bene. ❤ ❤ ❤ Amici tutti grazie. ❤ ❤ ❤

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Preghiera per grazia ricevuta alla Vergine Santa che, sempre ci accompagna, nella nostra vita. O Vergine Santa, eccomi piena di riconoscenza ai tuoi piedi, a ringraziarti per il favore ottenuto dalla Bontà Divina, per tua intercessione.
Ero angosciata ed afflitta, ed il tuo aiuto era l’unico spiraglio che dava luce. Ora il giorno, della consolazione è apparso in me e saprò dirti grazie con la mia preghiera, con il mio maggior impegno di cristiano e con delle buone opere fatte a tuo nome. Ancora ti supplico, però, di ringraziare per me il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.

 

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