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Poesia di Trilussa

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Ave Maria di Trilussa

Quand’ero ragazzino, ­mamma mia,
me diceva: “Ricordati­, figliolo,
quando te senti veram­ente solo
tu prova a recità ‘n’­ Ave Maria.
L’anima tua, da sola,­ spicca er volo
e se solleva, come p­è maggia”.
Ormai so’ vecchio , e­r tempo m’è volato;
da un pezzo s’è addor­mita la vecchietta,
ma quer consijo non ­l’ho mai scordato.
Come me sento veramen­te solo
Io prego la Madonna b­enedetta
E l’anima da sola pij­a er volo!”

Trilussa

Un sorriso

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Preghiera

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Signore Gesù Cristo, nell’oscurità della morte tu hai fatto luce;
nell’abisso della solitudine più profonda
abita ormai per sempre la protezione potente del tuo amore;
in mezzo al tuo nascondimento possiamo ormai cantare l’alleluia dei salvati.
Concedici l’umile semplicità della fede,
che non si lascia fuorviare quando tu ci chiami nelle ore del buio,
dell’abbandono, quando tutto sembra apparire problematico;
concedici, in questo tempo nel quale attorno a te si combatte una lotta mortale,
luce sufficiente per non perderti;
luce sufficiente perché noi possiamo darne a quanti ne hanno ancora più bisogno.
Fai brillare il mistero della tua gioia pasquale,
come aurora del mattino, nei nostri giorni;
concedici di poter essere veramente uomini pasquali
in mezzo al Sabato santo della storia.
Concedici che attraverso i giorni luminosi e oscuri di questo tempo
possiamo sempre con animo lieto trovarci in cammino verso la tua gloria futura.
Amen

Joseph Ratzinger

★ cღPoeti amici ღ★ — tavolozza di vita

Forse
Il mio amore
Il mio unico amore,
vuole che diventi un arcobaleno,
vuole che mi dissolvi in tutto
e che il tutto mi avvolga
indelebilmente
e voluttuosamente
in un sapere
privo di sapere
e pieno di ogni sapere.
Forse il mio amore vuole che ami
che ami tutto
che ami migliaia di amori
affinchè senti la sua mancanza.
Forse vuole che strappi
tutti i veli del cuore,
che percorra tutte le strade
che affronti tutte
le battaglie,
e forse aspetta di vedermi sconfitto,
per farmi sentire la sua voce
per farmi vedere i suoi occhi
per stringermi
tra le sue braccia
e inondarmi di baci.
In quell’unica luce
l’eternità
guida il cammino…

Alfredo d’Ecclesia

via ★ cღPoeti amici ღ★ — tavolozza di vita

Preghiera di papa Francesco a Maria per il mese di maggio

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< Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio».

Nella presente situazione drammatica, carica di sofferenze e di angosce che attanagliano il mondo intero, ricorriamo a Te, Madre di Dio e Madre nostra, e cerchiamo rifugio sotto la tua protezione.

O Vergine Maria, volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi in questa pandemia del coronavirus, e conforta quanti sono smarriti e piangenti per i loro cari morti, sepolti a volte in un modo che ferisce l’anima. Sostieni quanti sono angosciati per le persone ammalate alle quali, per impedire il contagio, non possono stare vicini. Infondi fiducia in chi è in ansia per il futuro incerto e per le conseguenze sull’economia e sul lavoro.

Madre di Dio e Madre nostra, implora per noi da Dio, Padre di misericordia, che questa dura prova finisca e che ritorni un orizzonte di speranza e di pace. Come a Cana, intervieni presso il tuo Figlio Divino, chiedendogli di confortare le famiglie dei malati e delle vittime e di aprire il loro cuore alla fiducia.

Proteggi i medici, gli infermieri, il personale sanitario, i volontari che in questo periodo di emergenza sono in prima linea e mettono la loro vita a rischio per salvare altre vite. Accompagna la loro eroica fatica e dona loro forza, bontà e salute.

Sii accanto a coloro che notte e giorno assistono i malati e ai sacerdoti che, con sollecitudine pastorale e impegno evangelico, cercano di aiutare e sostenere tutti.

Vergine Santa, illumina le menti degli uomini e delle donne di scienza, perché trovino giuste soluzioni per vincere questo virus.

Assisti i Responsabili delle Nazioni, perché operino con saggezza, sollecitudine e generosità, soccorrendo quanti mancano del necessario per vivere, programmando soluzioni sociali ed economiche con lungimiranza e con spirito di solidarietà.

Maria Santissima, tocca le coscienze perché le ingenti somme usate per accrescere e perfezionare gli armamenti siano invece destinate a promuovere adeguati studi per prevenire simili catastrofi in futuro.

Madre amatissima, fa’ crescere nel mondo il senso di appartenenza ad un’unica grande famiglia, nella consapevolezza del legame che tutti unisce, perché con spirito fraterno e solidale veniamo in aiuto alle tante povertà e situazioni di miseria. Incoraggia la fermezza nella fede, la perseveranza nel servire, la costanza nel pregare.

O Maria, Consolatrice degli afflitti, abbraccia tutti i tuoi figli tribolati e ottieni che Dio intervenga con la sua mano onnipotente a liberarci da questa terribile epidemia, cosicché la vita possa riprendere in serenità il suo corso normale.

Ci affidiamo a Te, che risplendi sul nostro cammino come segno di salvezza e di speranza, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. Amen.

Mia Madre — Il Giardino dei Ricordi

«Figli miei, per voi io soffro di nuovo i dolori del parto, finché Cristo non sia formato in voi» (Gal 4,19).

Salivi quei monti
e portavi con te una speranza
un sogno già atteso
da tante creature prima di te.
Il vento portava con te le parole
di un uomo venuto dal cielo
un bimbo era nato già dentro di te
e con lui anche ognuno di noi.

Ti sento ogni giorno «mia madre»
perché con lui tu generi me.

Portavi nel cuore
le ansie e la gioia di una fanciulla:
t’aprivi alla vita, cercavi l’amore,
ed eri già madre…
un altro ti prende la vita,
ti getta al di là d’ogni tempo dell’uomo
tu porti nel seno il tuo Dio,
ma senti che nasce ciascuno di noi.

Parlasti con lui
per quei lunghi mesi che l’aspettavi,
discorsi parlati senza parole…
soltanto col cuore,
e Lui si muoveva per te
soltanto per dirti «ci sono davvero».
La vita che tu respiravi
era solo la vita di ognuno di noi.

E c’erano tanti problemi
nel cuore già tutti i giorni,
poi venne il momento di dare la luce,
ma era notte,
sentivi il dolore più umano che c’è:
è il dolore che accende la vita
ti accorgi che quello è tuo figlio;
se guardi però lì c’è ognuno di noi.

Mettevi su casa,
è normale per tutti se nasce un bambino.
Da povera, avevi soltanto quel figlio,
un uomo e il tuo Dio.
La vita era quella di tutti:
avere del pane, un vestito e un affetto,
il sole, la notte, il lavoro
ti davano gioia come a ognuno di noi.

Divenne poi grande quel figlio – non sempre tu lo capivi –
diceva parole,
faceva già cose più grandi di te;
fuggiva di casa, tu andavi a cercarlo
e tornava la sera con te
e tu come tutte le madri
tenevi ogni cosa nascosta nel cuore.

Un giorno ti disse che ormai
la sua ora era arrivata,
partiva di casa,
ma mai tu chiudesti a sera la porta.
Il cielo ogni giorno parlava di lui,
ti portava la voce e l’amore,
sentivi col cuore di madre
già tutto il dolore di un figlio che muore.

La gente diceva anche a te
che tuo figlio era già tanto grande
ed eri contenta… andasti a vedere,
incontrasti i suoi occhi,
ma era una strada ormai sparsa
di tutto il suo sangue (di tutto il suo amore)
e tu non piangevi, gli davi la forza
di giungere da solo a quell’ora.

Lo senti di nuovo bambino
e lo porti tra le tue braccia.
Il pianto che allora era gioia
diventa un grande dolore,
ma dopo tre giorni ti senti bussare alla porta…
ti dicono «è vivo»,
tu corri la terra,
raggiungi il tuo cielo,
lo trovi, rimani con Lui.

Giosi, «Mia Madre», in “Maria… Un altro racconto. Preghiere di giovani”, Edizioni Paoline, Alba (Cuneo), 1977, pp. 50-52.

Foto: Maria di Nazareth / dal web

via Mia Madre — Il Giardino dei Ricordi

Se ne vanno

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“Se ne vanno.
Mesti, silenziosi, come magari è stata umile e silenziosa la loro vita, fatta di lavoro, di sacrifici. Se ne va una generazione, quella che ha visto la guerra, ne ha sentito l’odore e le privazioni, tra la fuga in un rifugio antiaereo e la bramosa ricerca di qualcosa per sfamarsi. Se ne vanno mani indurite dai calli, visi segnati da rughe profonde, memorie di giornate passate sotto il sole cocente o il freddo pungente. Mani che hanno spostato macerie, impastato cemento, piegato ferro, in canottiera e cappello di carta di giornale. Se ne vanno quelli della Lambretta, della Fiat 500 o 600, dei primi frigoriferi, della televisione in bianco e nero. Ci lasciano, avvolti in un lenzuolo, come Cristo nel sudario, quelli del boom economico che con il sudore hanno ricostruito questa nostra nazione, regalandoci quel benessere di cui abbiamo impunemente approfittato. Se ne va l’esperienza, la comprensione, la pazienza, la resilienza, il rispetto, pregi oramai dimenticati. Se ne vanno senza una carezza, senza che nessuno gli stringesse la mano, senza neanche un ultimo bacio. Se ne vanno i nonni, memoria storica del nostro Paese, patrimonio della intera umanità. L’Italia intera deve dirvi GRAZIE e accompagnarvi in quest’ultimo viaggio con 60 milioni di carezze…❤🙏”
RICEVUTO da Dott.Begher,pneumologo ospedale S.Maurizio. Mi chiede di divulgarlo …aiutami!

 

Buona Santa Pasqua a tutti

Gesù è risorto cantiamo con gioia ALLELUIA! ❤ ❤ ❤

 

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Preghiamo il Signore cantando

Preghiera

 

PADRE SANTO, a Te ci rivolgiamo con umiltà, a Te ci inginocchiamo con fiducia per pregarti di fermare questo male, questo virus mortale, stringi forte le tue mani alle nostre mani giunte, mio Dio, perché Tu puoi debellarlo, Tu puoi sconfiggerlo, Tu puoi tutto. Te lo chiediamo per la dolorosa passione di tuo Figlio e Nostro Signore, Gesù Cristo, te lo chiediamo per l’intercessione di Maria, nostra cara Madre, alla quale Tu non sai dire di no, a Lei puoi dire solo “COSÌ SIA”.

🙏🙏Preghiamo con fede !🙏🙏
Dal web.
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