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Papa Francesco al Cairo

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papa francesco al Cairo

Per Dio, è meglio non credere che essere un falso credente, un ipocrita!”.

“La fede vera è quella che ci rende più caritatevoli, più misericordiosi, più onesti e più umani; è quella che anima i cuori per portarli ad amare tutti gratuitamente, senza distinzione e senza preferenze; è quella che ci porta a vedere nell’altro non un nemico da sconfiggere, ma un fratello da amare, da servire e da aiutare; è quella che ci porta a diffondere, a difendere e a vivere la cultura dell’incontro, del dialogo, del rispetto e della fratellanza; ci porta al coraggio di perdonare chi ci offende, di dare una mano a chi è caduto; a vestire chi è nudo, a sfamare l’affamato, a visitare il carcerato, ad aiutare l’orfano, a dar da bere all’assetato, a soccorrere l’anziano e il bisognoso (cfr Mt 25,31-45). La vera fede è quella che ci porta a proteggere i diritti degli altri, con la stessa forza e con lo stesso entusiasmo con cui difendiamo i nostri. In realtà, più si cresce nella fede e nella conoscenza, più si cresce nell’umiltà e nella consapevolezza di essere piccoli”.

fonte: Facebook Don Peppino Labanca

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Quaresima 2016

40 giorni di solitudine, digiuno e preghiera, durante i quali il demonio provo per ben 3 volte a metterlo in difficoltà.
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“Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13)         
“La misericordia di Dio trasforma il cuore dell’uomo e gli fa sperimentare un amore fedele e così lo rende a sua volta capace di misericordia. È un miracolo sempre nuovo che la misericordia divina si possa irradiare nella vita di ciascuno di noi, motivandoci all’amore del prossimo e animando quelle che la tradizione della Chiesa chiama le opere di misericordia corporale e spirituale”. (dal MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA QUARESIMA 2016)

 

Ho trovato questa preghiera, non ne conosco la fonte, è talmente bella, non ho resistito alla tentazione di pubblicarla. Un abbraccio a tutti Voi!

CON SIMPLICITA A GESU’

O Mio Gesù,
osti santa d’amore,
vero amico dei poveri e dei sofferenti,
donami un cuore veramente aggrappato a te..
un cuore che non cerchi altro che il tuo bene nel bene degli altri,
plasmami con la tua grazia,
donami la gioia di servirti
la forza di amarti come tu vuoi essere amato,
volgiti a me nella tua tenerezza e rispondimi,
non guardare alla miseria della vita,
al mio peccato a quanto mi opprime, a quanto mi allontana da te,
io non so pregarti,
non so amarti,
non so abbandonarmi a te
ma tu che sei la gioia della mia vita,
tu che sei tutto per me..
ti dono tutto il mio essere, tutta la mia vita
ogni attimo della mia esistenza
sia un atto di amore offerto a te
fa che il mio passato non mi impedisca di lasciarmi guidare
dalla gioia della tua grazia,
dalla semplicità del tuo amore che mai mi abbandona
e nell’oscurità della mia esistenza,
nei momenti di deserto,
quando tutto sembra oscuro nella mia vita
tu abita in me,
tu vieni dentro di me
e fammi essere dolce come te,
tenero e forte come nessuno può esserlo senza di te….
Tu conosci bene il mio peccato e la mia miseria
Tu sai bene quanto e come sono tentato
Ma non lasciarmi cadere nel buio, non lasciarmi sotterrare dalla miseria
Della mia fragilità ma sempre sollevami alla tua guancia
Come un bimbo, come un tenero bimbo
E anche quando non saprò servirti nei fratelli, anche quando non saprò scorgere la tua presenza in chi soffre, tu amami come sono,
e fammi rinsavire, fa che sempre ti possa riconoscere e scoprirti
In ogni fratello che soffre possa scoprire il tuo volto
Possa innamorarmi della tua dolce presenza
E soprattutto o mio Gesù…
Rendimi ostia spezzata…
Fa di me un corpo che si dona
Che si offre
Come vittima d’amore per te ora e sempre.

Amen.

Riflessione

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Vi chiedo cortesemente di fare una preghiera per il viaggio di Papa Francesco, in Asia. Questa volta ha ammesso lui stesso di avere un po’ di timore…

 

Ecologia umana

da Buon giorno Francesco

esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sè. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta se stesso per quello che è. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana.

I Papi hanno parlato di ecologia umana, strettamente legata all’ecologia ambientale. Noi stiamo vivendo un momento di crisi; lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana è in pericolo! E il pericolo è grave perché la causa del problema non è superficiale, ma profonda: non è solo una questione di economia, ma di etica e di antropologia. La chiesa lo ha sottolineato più volte; “Si, è giusto, è vero…” ma il sistema continua come prima, perché ciò che domina sono le dinamiche di un economia e di una finanza carenti di etica. Quello che comanda oggi non è l’uomo, è il denaro, sono i soldi. E Dio nostro Padre ha dato il compito di custodire la terra non hai soldi, ma a noi:agli uomini e alle donne!

Riflessioni

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  Il Natale: la pazienza e la tenerezza di Dio

L’origine delle tenebre che avvolgono il mondo si perde nella notte dei tempi. Così, il corso dei secoli è stato segnato da violenze, guerre, odio, sopraffazione. Ma Dio, che aveva riposto le proprie attese nell’uomo fatto a sua immagine e somiglianza, aspettava. Egli ha atteso talmente a lungo che forse ad un certo punto avrebbe dovuto rinunciare. Invece non poteva rinunciare, non poteva rinnegare sé stesso.  Perciò ha continuato ad aspettare con pazienza di fronte alla corruzione di uomini e popoli. La pazienza di Dio. Quanto è difficile capire questo: la pazienza di Dio verso di noi! la luce che squarcia il buio ci rivela che Dio è Padre e che la sua paziente fedeltà è più forte delle tenebre e della corruzione. Nel Natale Dio ha assunto la nostra fragilità, la nostra sofferenza, le nostre angosce, i nostri desideri e i nostri limiti. Il messaggio che tutti aspettavano, quello che tutti cercavano nel profondo della propria anima, non era altro che la tenerezza di Dio: Dio che ci guarda con occhi colmi di affetto, che accetta la nostra miseria, Dio innamorato della nostra piccolezza. In questa santa notte, mentre contempliamo il Bambino Gesù appena nato e deposto in una mangiatoia, siamo invitati a riflettere. Come accogliamo la tenerezza di Dio? Mi lascio raggiungere da Lui, mi lascio abbracciare, oppure gli impedisco di avvicinarsi?la cosa più importante non è cercarlo, bensì lasciare che sia Lui a cercarmi, a trovarmi e ad accarezzarmi con amorevolezza. Questa è la domanda che il Bambino ci pone con la sua sola presenza: permetto a Dio di volermi bene? quanto bisogno di tenerezza ha oggi il mondo!La risposta del cristiano non può essere diversa da quella che Dio da alla nostra piccolezza. La vita va affrontata con bontà, con mansuetudine. Quando ci rendiamo conto che Dio è innamorato della nostra piccolezza, che Egli stesso si fa piccolo per incontrarci meglio, non possiamo non aprirgli il nostro cuore.
Papa Francesco

Papa: l’omelia in Santa Marta

VaticanoFrancesco, durante l’omelia in Santa Marta, cita l’apostolo Giovanni: “Chi odia il suo fratello è un omicida”. Poi esalta il web

I cristiani chiudano le porte a “gelosie, invidie e chiacchiere” che “distruggono le nostre comunità”. E’ l’esortazione lanciata da papa Francesco nella messa a Santa Marta: “Dietro una chiacchiera c’è la gelosia e c’è l’invidia. E le chiacchiere dividono la comunità, la distruggono. Sono le armi del diavolo”. Il pontefice elogia poi il web: “Internet offre maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti. E’ un dono di Dio”.
Durante l’omelia, Bergoglio riporta passi biblici per dare forza alle sue parole: “Il verme della gelosia e dell’invidia, che si insidiò nel cuore di Caino contro Abele, come in quello del re Saul contro Davide che uccise Golia. E come Caino con Abele, il re decide di uccidere Davide. Così fa la gelosia nei nostri cuori: è un’inquietudine cattiva, che non tollera che un fratello o una sorella abbia qualcosa che io non ho”. 

“Invidiosi seminano amarezza e chiacchierano” – Gelosia e invidia si insinuano nelle comunità attraverso i loro membri. E, secondo il Papa, piano piano le distruggono. “Nel cuore di una persona colpita dalla gelosia e dall’invidia accadono due cose chiarissime: la prima cosa è l’amarezza, che si diffonde su tutta la comunità. Sono, questi, seminatori di amarezza. Il secondo atteggiamento sono le chiacchiere. Dietro una chiacchiera c’è la gelosia e c’è l’invidia. E le chiacchiere dividono la comunità, la distruggono. Sono armi del diavolo”, continua il pontefice. 

“L’invidiosa odia. E l’odio uccide” – Citando l’apostolo Giovanni, Francesco lancia un appello affinché la Chiesa si liberi da invidie e gelosie: “Una persona che è sotto l’influsso dell’invidia e della gelosia uccide”, come dice l’apostolo Giovanni: “Chi odia il suo fratello è un omicida. E l’invidioso, il geloso, incomincia ad odiare il fratello. Preghiamo perché questo seme non venga seminato tra noi. E’ una grazia grande quella non cadere nella tristezza, nell’essere risentiti, nella gelosia e nell’invidia”. 

“Internet è una cosa buona” – Nel messaggio per la Giornata delle comunicazioni, papa Francesco esalta caratteristiche e potenzialità del web: “Internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti. Questa è una cosa buona, è un dono di Dio: può aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri, più vicini e più uniti”. 

Il pontefice si sofferma però anche sulle problematiche che il web ha portato nella società: “La velocità dell’informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un’espressione di sé misurata e corretta. La varietà delle opinioni espresse può essere percepita come ricchezza, ma è anche possibile chiudersi in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee”. 

“Chiesa sia protagonista del mondo digitale” – “Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale” – continua Bergoglio -. E’ importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo”. La rivoluzione dei media e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’ immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio”.

Santissimo Nome di Gesù

gesconfidointeGesù, che vuol dire Salvatore, è il nome dato al Verbo Incarnato non dagli uomini, ma da Dio stesso. Apparve infatti l’Angelo del Signore a S. Giuseppe e gli disse: « Giuseppe, figlio di David, non temere di prender teco Maria come tua consorte, perché ciò che è nato in lei è dallo Spirito Santo. Darà alla luce un figliuolo, cui porrai nome Gesù, perché sarà Lui che libererà il suo popolo dai peccati ». Nacque il Bambino e otto giorni dopo fu circonciso, e fu chiamato Gesù, cioè Salvatore, come era stato nominato dall’Angelo.

Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza (Sal 95,2)

In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati (Atti 4,12)

Gesù! Nome d’allegrezza, di speranza e d’amore.

Nome d’allegrezza. Quando ci affligge la memoria dei nostri peccati, quando il rimorso si fa sentire più forte nella nostra coscienza, quando lo spavento degli eterni castighi ci assale, ed il demonio cerca precipitarci nella disperazione, pensiamo a Gesù, al nostro Salvatore. Una gioia arcana entrerà nel nostro cuore e ci conforterà; in Lui troveremo la forza e la luce: la luce che illumina, che salva, che santifica.

Nome di speranza. Gesù stesso ci dice: « Se chiederete qualcosa al Padre in nome mio, Egli ve la darà >>. « O uomini, pare ci dica, di che temete? Se la vostra miseria vi fa arrossire, se temete pei vostri peccati il Padre mio, se non osate chiedere a Lui ciò che a voi sta a cuore, fatevi coraggio : chiedete in nome mio, e tutto vi sarà dato ».

Nome d’amore. Oh si! Chi, pronunciando questo dolcissimo nome, non ricorda quanto sia costata la nostra Redenzione? Chi non si commuove innanzi a un eccesso di tanto amore? È Gesù, Dio uguale al Padre, che si sacrifica su di una croce e agonizza fra atroci tormenti per noi! Egli, l’innocente, muore schernito e vilipeso da quelli stessi per cui dà la vita. Nome d’amore, d’infinito amore, nome che a Lui solo compete, perché solo Lui ha redento il genere umano! E per questo il Padre gli diede un nome che è sopra ogni nome. A questo nome piegano la fronte gli Angeli ed i Beati del cielo, tremano le forze degli abissi, e riverenti si inchinano gli abitanti della terra.

Quel bambino che i profeti da tanti anni preannunziarono, quel bambino di cui parlano le Scritture, quello che l’umanità da tanto tempo aspettava come un liberatore, oggi lo conosciamo: si chiama Gesù, Salvatore. Egli è Colui che ha chiuso le porte dell’inferno ed ha aperto quelle del Paradiso; Colui che dà gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.

PRATICA. Non pronunciate mai invano il nome di Gesù; ma invocatelo con fede in ogni vostra necessità.

PREGHIERA. Gesù mio, scrivete il vostro nome sul mio povero cuore e sulla mia lingua, acciocché, tentato a peccare, io resista con invocarvi; tentato a disperarmi, io confidi nei vostri meriti. Fate che il vostro nome mi infiammi d’amore, e sia sempre la mia speranza, la mia difesa e l’unico mio conforto.
da Santodelgiorno.it

Il tempio dentro di me

Papa Francesco

 

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“Il Tempio è il luogo dove la comunità va a pregare, a lodare il Signore, a rendere grazie, ma soprattutto ad adorare: nel Tempio si adora il Signore. E questo è il punto più importante. Anche, questo è valido per le cerimonie liturgiche: in questa cerimonia liturgica, cosa è più importante? I canti, i riti – belli, tutto…? Più importante è l’adorazione: tutta al comunità riunita guarda l’altare dove si celebra il sacrificio e adora. Ma, io credo – umilmente lo dico – che noi cristiani forse abbiamo perso un po’ il senso della adorazione, e pensiamo: andiamo al Tempio, ci raduniamo come fratelli – quello è buono, è bello! – ma il centro è lì dove è Dio. E noi adoriamo Dio.

“I nostri templi sono luoghi di adorazione, favoriscono l’adorazione? Le nostre celebrazioni favoriscono l’adorazione?. Gesù scaccia gli “affaristi” che avevano preso il Tempio per un luogo di traffici piuttosto che di adorazione. Ma c’è un altro “Tempio” e un’altra sacralità da considerare nella vita di fede: San Paolo ci dice che noi siamo templi dello Spirito Santo. Io sono un tempio. Lo Spirito di Dio è in me. E anche ci dice: ‘Non rattristate lo Spirito del Signore che è dentro di voi!’. E anche qui, forse non possiamo parlare come prima dell’adorazione, ma di una sorta di adorazione che è il cuore che cerca lo Spirito del Signore dentro di sé e sa che Dio è dentro di sé, che lo Spirito Santo è dentro di sé. Lo ascolta e lo segue.

Certo, la sequela di Dio presuppone una continua purificazione, perché siamo peccatori. Purificarci con la preghiera, con la penitenza, con il Sacramento della riconciliazione, con l’Eucaristia. E così, in questi due templi – il tempio materiale, il luogo di adorazione, e il tempio spirituale dentro di me, dove abita lo Spirito Santo – in questi due templi il nostro atteggiamento deve essere la pietà che adora e ascolta, che prega e chiede perdono, che loda il Signore: e quando si parla della gioia del Tempio, si parla di questo: tutta la comunità in adorazione, in preghiera, in rendimento di grazie, in lode. Io in preghiera con il Signore, che è dentro di me perché io sono ‘tempio’. Io in ascolto, io in disponibilità. Che il Signore ci conceda questo vero senso del Tempio, per potere andare avanti nella nostra vita di adorazione e di ascolto della Parola di Dio”.

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