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Preghiera per un amico

Signore, che riempi ogni luogo con la tua presenza,
accompagna in questo viaggio il mio amico
Fallo giungere alla mèta e tornare a casa sua, sano e salvo.
Il tuo angelo lo accompagni, lo difenda
Fa’, o Signore, che il suo viaggio sia un annuncio di gioia
Ovunque si dirige,
a tutti coloro che incontra, dia
un messaggio di speranza, un dono di certezza,
la pace e l’amore che porta nel cuore.
Mettiti in cammino con lui, Signore.
Resta sempre con lui e non abbandonarlo mai.
 Grazie Signore!cuore di Gesù

Amen..

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FRAGILI di Fausto

rosa gocciolona.giffausto | 26 giugno 2017 alle 08:32 | Modifica
Il fascino etereo delle bolle di sapone…
Specchio evanescente della nostra natura, del nostro essere …
FRAGILI
di Fausto Corsetti
“Lo consideravo il mio migliore amico. Avevo bisogno e non si è fatto trovare. Mi aveva detto che saremmo stati di aiuto l’uno all’altro. E invece se n’è andato con la mia amica”.
“Avevo un lavoro che mi piaceva e mi gratificava. Mi hanno trasferito”.
“Mio figlio frequentava l’università e ogni esame era un trenta. Improvvisamente ha deciso di smettere”.
“Era la gioia della mia vita, lavoravo come un matto per costruire la vita insieme con lei. Si è messa con un uomo sposato”.
“Gli mancavano alcuni mesi per la pensione. Un tumore se l’è portato via in pochi giorni”.
Giornate perdute nel niente, ore affogate nella noia, interessi meschini e banali, affanni e lotte per cose senza domani…
La capacità di capire e accettare le situazioni che la vita ci presenta può essere veramente difficile, ed è in fondo un percorso che non termina mai. Siamo abituati a correre, ad inseguire gli obiettivi che ci siamo posti, e a non fare pause mentre siamo intenti a raggiungerli. C’è poco spazio per riflettere su ciò che accade, con il risultato che possiamo incontrare amarezza e tristezza.
Un’immagine che mi accompagna è quella della natura, in cui, a mio parere, in qualche modo possiamo veder riflessa la nostra esperienza, e davanti alla quale possiamo trovare un po’ di quella pace tanto cercata. Perciò nella gioia penso al sole, i bambini mi ricordano i fiori, e così via. Anche il dolore trova posto in questa corrispondenza: quando penso al dolore, penso al vento. Non si può sapere di preciso da dove provenga l’aria che ci colpisce, né sappiamo dove andrà a finire. Tutti, da bambini, ce lo siamo chiesto almeno una volta, così come di fronte al dolore ci poniamo tutti le stesse domande: chi ha voluto la morte di una persona cara? Dov’è adesso? Ha un senso la mia sofferenza?
Una cosa è certa: quando il vento è davvero forte, al punto da piegare o sradicare gli alberi delle nostre certezze e dei nostri progetti, non si può riprendere la vita del giorno precedente, si avverte che qualcosa è cambiato in profondità e spesso non sappiamo cosa sia meglio scegliere, perché il nostro cuore possa risollevarsi.
Non ci sono ricette, non c’è una prassi di sicuro effetto da seguire.
Credo che nella dimensione più profonda il dolore sia un mistero. Non condivido la posizione di chi pensa al male come ad una punizione, o come effetto di una casualità, o solo come prova da superare per una non meglio chiara felicità futura.
Solo due cose ci possono aiutare quando il nostro cammino è così in salita da farci pensare di non farcela: la speranza è la prima.
Sperare non è dire: “Chissà che domani succeda qualcosa, e che si possa dimenticare”… Non sarebbe possibile, né umano. Sperare è credere che il dolore, anche il più forte, abbia un senso, che magari non conosciamo, ma che c’è e ci aiuta a pensare che quanto accade non sia frutto del caso. Il dolore di chi cerca di avere questa consapevolezza non è meno intenso, le lacrime scorrono comunque sul viso; diversa è la fiducia che si pone nel domani, che ha un senso nonostante l’oggi.
La seconda è l’amore. Troppo spesso ci ricordiamo tardi della preziosità delle persone, di quanto siano importanti, e il rimpianto di quanto avremmo voluto fare ci appesantisce il cuore. Chi ama davvero sa guardare alle difficoltà senza perdere di vista la gioia vissuta, è grato per averla sperimentata, non cede alla tentazione di credere che tutto sia al capolinea.
Alle persone che soffrono non facciamo mancare la nostra presenza, ma non facciamoci prendere dalla voglia di usare troppe parole: se in noi saranno presenti speranza e amore, se ne accorgeranno; se rimarremo compagni di viaggio e non solo accompagnatori nel dolore, forse, in un momento che non sappiamo prevedere, la speranza rinascerà.

Atto di amore

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ATTO DI AMORE
di S. Giovanni M. Vianney – Curato D’Ars
Ti amo, mio Dio, e il mio desiderio
é di amarti fino all’ultimo respiro della mia vita.
Ti amo, o Dio infinitamente amabile,
e preferisco morire amandoti,
piuttosto che vivere un solo istante senza amarti.
Ti amo, Signore, e l’unica grazia che ti chiedo
è di amarti eternamente.
Ti amo, mio Dio, e desidero il cielo,
soltanto per avere la felicità di amarti perfettamente.
Mio Dio, se la mia lingua non può dire ad ogni istante: ti amo,
voglio che il mio cuore te lo ripeta ogni volta che respiro.
Ti amo, mio divino Salvatore, perché sei stato crocifisso per me,
e mi tieni quaggiù crocifisso con te.
Mio Dio, fammi la grazia di morire amandoti
e sapendo che ti amo.

Sognare

il-sogno[1]

Sognare

Gianni Fanzolato, Da Loreto nell’anno della misericordia 2015-2016

Chiudo gli occhi e mi butto fra le braccia della fantasia: e sogno.
Sognare è l’unico tesoro che nessuno ti può rubare e non costa niente.
Il sogno è il volo dell’anima, è passare il limite, è sfiorare la mente di Dio;
ti prende, ti circonda, ti sprona, ti affascina, ti strega e ti proietta all’infinito.
Che meraviglioso sognare un mondo dove tutti si abbracciano, mano nella mano,
e l’amore di ognuno fa crollare i muri, rompe barriere, spezza le guerre e semina pace. Ma il sogno si fa duro, perché devo entrare nel cuore di tutti per dare la buona notizia di quel sognatore che ci ha detto: “amatevi gli uni e gli altri come io ho amato voi”. E’ bello sognare che ci sono più abbracci che bombe, più mani tese che armi puntate più gente che accoglie che bambini smarriti e annegati nei mari di un mondo diviso. Cosa costa chiudere gli occhi e vedere che tutti i bambini della terra, di ogni colore stanno facendo un grande girotondo, un arcobaleno di luce, perché amati da Dio. Chi mi può rubare il fascino del sogno di Dio di fare del mondo una unica famiglia dove non si guarda il colore, non c’è passaporto, ma basta la dignità di figli di Dio. Mi possono togliere la libertà, impedire di parlare, ma non la sfida di volare in alto. Dio mi sussurra la gioia di essere missionario della sua misericordia e mi accarezza.
Gesù, il grande sognatore che ha cambiato il sogno in un nuovo stile di vita,
si è identificato col migrante, col prigioniero, con l’ammalato, con chi ha fame.
“Ma, Signore, quel che tu dici è sogno, è utopia, la vita è dura, ad ognuno la sua pena.” “Se hai amore, mi vedrai presente nel povero, migrante e il sogno si farà benedizione.” Solo adesso, Signore, ho capito che devo aprire gli occhi, perché il sogno è reale; ho sognato perché ho volato vicino a Te che mi hai trasmesso la forza di osare. Sono una goccia d’amore nell’oceano del mondo, sogno e son desto, immerso nell’utopia di Te che ci vuoi abbraccio, perdono, ponte e famiglia in un mondo possibile.

via Liturgia del giorno: Audio salmo (46) 47 — Alla ricerca della vita vera (anche con panoramica sugli spunti innovativi nel mondo cattolico) / In search of the true life / En busca de la verdadera vida / A la recherche de la vraie vie

Fausto è ritornato

 

Campo di grano

Campo di grano

IL SENSO DEL VENTO
di Fausto Corsetti
Leggere le parole scritte dal primo vento caldo che accarezza – talora anche con particolare vigore – un campo di grano ormai prossimo alla mietitura: avete mai provato?
Quegli steli fragili, ma preziosi, vanno, vengono, si affliggono, si rialzano, si lasciano piegare senza spezzarsi, si sostengono reciprocamente. Per un attimo tutto cessa, poi tutto riprende. Il vento torna a scrivere le sue parole su quella superficie, su quel foglio di sole tanto flessibile e tenace. E tutto ricomincia.
Immobili, si può rimanere a guardare per lungo tempo un tale “raccontare” che non affatica. Lo sguardo insegue l’oscillare continuo di linee improvvise e disegni imprevedibili, nel difficile tentativo di riconoscere forme familiari o di interpretare parole dette e subito sostituite da una mano invisibile, ma pur in grado di evocare racconti lontani insieme a emozioni primordiali e desiderate.
Quante sono le parole dette, non scritte, che restano – o possono restare – sospese, sospinte da un vento che avvolge, interpella, racconta, rapisce, custodisce, consegna. Uscire nel vento, sottraendosi a ritmi vorticosi più o meno imposti dall’esterno, traduce il tentativo di risalire sentieri non tracciati, alla ricerca di fonti inesauribili, ed esprime il desiderio di apprendere linguaggi che sappiano costruire legami, possibilità nuove di comunicazione, travaso di confidenze, condivisione di silenzi e di sintonie altre.
Camminare in spazi ancora da esplorare, legarsi al passo di chi cerca esempi piuttosto che maestri e andare insieme avanti, oltre, sospinti da quel vento interiore che porta verso ciò che è nuovo, non stanca mai.
Tutto ha voce, tutto è voce per chi sa ascoltare, fare spazio, spalancare, lasciar entrare luci, oscurità, suoni, silenzi, profumi, colori.
Immensa come la luce, densa come la notte è la vibrazione del cuore di chi immagina e guarda così profondamente da saper dare senso al vento, che agita non solo vaste distese di grano, e si dimostra pronto a intraprendere cammini che, ad ogni svolta, alludono a mete ancora nuove.
Nella vita tutto muta, continuamente, frequentemente. Ma proprio in questo infinito gioco di trasformazioni tutto può diventare vita se solo si abbia sufficiente immaginazione e forza per tornare a inseguire sentieri che portino al cuore della vita, al cuore delle vite di quanti ci camminano accanto, vicini, a volte legati da un filo invisibile, inconsapevole che può creare unità, scambio, collegamento.

Fotografie

bolla di sapone

bolla 1

ragno 1

Bolla di sapone 3

Il dono di Fausto

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Articolo di Fausto: Passo dopo passo.

UN DONO PER TE, Cara Pinuccia, con un affettuoso saluto.
PASSO DOPO PASSO
di Fausto Corsetti
Con lentezza accadono le trasformazioni. Lentamente si compiono le impervie arrampicate. Si susseguono con lentezza i giorni di chi assapora domande importanti, si nutre di sguardi intensi, di desideri insaziabili, di viaggi coltivati a lungo nel segreto e nel desiderio.
Viaggi, forse, lontano da quei treni chiamati “ad alta velocità”. Ne trattengo l’immagine: sedere comodamente, magari occupati ad affari importanti, e non distinguere altrettanto comodamente e facilmente persone e cose oltre quel grande finestrino.
Lo sguardo stenta a fissare i dettagli: gli occhi possono guardare lontano, forse, meravigliarsi per le tante immagini che scorrono rapidamente e che il treno lascia dietro di sé. Ma non riescono a fissare i particolari, le piccole cose.
Accade così, non di rado, nella vita, quando scopriamo nella quotidianità l’insipienza delle nostre corse, tutto il valore del cammino…
Non è semplice il cammino, perché camminare significa avanzare a piccoli passi, passare dentro, non solo davanti, non solo oltre.
Le mani possono così sfiorare e accarezzare le erbe più alte, e appoggiarsi sulle ruvide rocce che preparano lo spazio, la base, per il passo successivo.
Gli occhi apprendono non solo a svelare dettagli capaci di stupire, ma possono finalmente sostare, adagiarsi sulle cose e aspettare di scivolare dentro al mistero che i piccoli dettagli custodiscono con memoria gelosa, seppure sempre disponibili a lasciarsi possedere, capaci di sorprendere, pronti ad iniziare chi lo desideri davvero verso il non evidente.
Nel cammino, non c’è rapidità, ma gradualità. Non c’è eccesso, ma ricchezza. Non c’è conquista, ma stupore per quanto ancora resta da compiere, da intraprendere, da scoprire.
Camminare è possedere tempo e spazio per sostare, per scendere dentro, per assaporare, persino ad occhi chiusi, sdraiati su un mondo vivace, fecondo, creativo, generoso, capace di stupire e di attrarre, senza trattenere o rapire. Il cammino non offre facili risposte, ma nuove domande, orizzonti inediti, stanze interiori inesplorate che possono dischiudersi solo con chiavi segrete, nascoste dentro il nostro animo..
È tempo giusto, atteso, vissuto, custodito. Nel cammino nulla viene a caso, niente se ne va inutilmente. Si vive ogni passo, ogni parola, ogni inquietudine, ogni silenzio, ogni domanda: è la condizione privilegiata per chi conosce l’attesa e, di piú, per chi osa “fermarsi”.
Amare le domande. Inconcepibile, per chi preferirebbe avere risposte, ricette, soluzioni, meglio se trovate da qualche altro.
È tempo oggi: è questo il tempo per camminare, non piú per correre, per sostare e ritrovare finalmente sé stessi; per vivere di domande, ora, fino all’estremo giorno in cui ci sarà data, con sorpresa e gratuità, la Risposta.

 

 

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