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Sognare

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Sognare

Gianni Fanzolato, Da Loreto nell’anno della misericordia 2015-2016

Chiudo gli occhi e mi butto fra le braccia della fantasia: e sogno.
Sognare è l’unico tesoro che nessuno ti può rubare e non costa niente.
Il sogno è il volo dell’anima, è passare il limite, è sfiorare la mente di Dio;
ti prende, ti circonda, ti sprona, ti affascina, ti strega e ti proietta all’infinito.
Che meraviglioso sognare un mondo dove tutti si abbracciano, mano nella mano,
e l’amore di ognuno fa crollare i muri, rompe barriere, spezza le guerre e semina pace. Ma il sogno si fa duro, perché devo entrare nel cuore di tutti per dare la buona notizia di quel sognatore che ci ha detto: “amatevi gli uni e gli altri come io ho amato voi”. E’ bello sognare che ci sono più abbracci che bombe, più mani tese che armi puntate più gente che accoglie che bambini smarriti e annegati nei mari di un mondo diviso. Cosa costa chiudere gli occhi e vedere che tutti i bambini della terra, di ogni colore stanno facendo un grande girotondo, un arcobaleno di luce, perché amati da Dio. Chi mi può rubare il fascino del sogno di Dio di fare del mondo una unica famiglia dove non si guarda il colore, non c’è passaporto, ma basta la dignità di figli di Dio. Mi possono togliere la libertà, impedire di parlare, ma non la sfida di volare in alto. Dio mi sussurra la gioia di essere missionario della sua misericordia e mi accarezza.
Gesù, il grande sognatore che ha cambiato il sogno in un nuovo stile di vita,
si è identificato col migrante, col prigioniero, con l’ammalato, con chi ha fame.
“Ma, Signore, quel che tu dici è sogno, è utopia, la vita è dura, ad ognuno la sua pena.” “Se hai amore, mi vedrai presente nel povero, migrante e il sogno si farà benedizione.” Solo adesso, Signore, ho capito che devo aprire gli occhi, perché il sogno è reale; ho sognato perché ho volato vicino a Te che mi hai trasmesso la forza di osare. Sono una goccia d’amore nell’oceano del mondo, sogno e son desto, immerso nell’utopia di Te che ci vuoi abbraccio, perdono, ponte e famiglia in un mondo possibile.

via Liturgia del giorno: Audio salmo (46) 47 — Alla ricerca della vita vera (anche con panoramica sugli spunti innovativi nel mondo cattolico) / In search of the true life / En busca de la verdadera vida / A la recherche de la vraie vie

Venerdì Santo

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Preghiera per il terremoto

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Terremoto centro Italia

In questi giorni di paura e sgomento, ci uniamo in preghiera con e per le popolazioni provate dal terremoto del centro Italia.

Padre,

noi crediamo in Te e nel tuo amore anche se la terra trema, e nostri cuori sono sconvolti dalla paura e dall’angoscia.
Resta con noi in questo tempo di fatica e di dolore.
Ci sentiamo smarriti, impotenti e tentati di cedere alla rassegnazione e al pessimismo.
Ridesta in noi la speranza e accresci la nostra fede davanti al mistero della vita e della morte.
Fa’ che le lacrime di coloro che hanno perso la casa e gli affetti più cari, si aprano all’abbandono fiducioso della tua provvidenza.
Dona loro la forza e il coraggio necessari per la ricostruzione.
Suscita in tutti noi, che assistiamo inermi alla forza distruttrice del terremoto in centro Italia, il desiderio di aiutare chi è nel bisogno.
Il tuo abbraccio di Padre raggiunga tutti i tuoi figli, che si sentono persi e scoraggiati.
Te lo chiediamo per Gesù Cristo tuo Figlio e nostro Signore.

Amen.

La pozzanghera

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C’era una volta una piccola pozzanghera. Era felice di esistere e si divertiva maliziosamente quando schizzava qualcuno con l’aiuto di un’automobile. Aveva paura solo di una cosa: del sole. “E’ la morte delle pozzanghere”, pensava rabbrividendo.
Un poeta che camminava con la testa sognante finì dentro alla pozzanghera con tutti e due i piedi, ma invece di arrabbiarsi fece amicizia con lei.
“Buongiorno” disse, e la pozzanghera rispose: “Buongiorno!”.
“Come sei arrivata quaggiù?” chiese il poeta.
Invece di rispondere la pozzanghera raccolse tutte le sue forze e rispecchiò la volta celeste. Parlarono a lungo del Grande Padre, la pioggia, e del fatto che la pozzanghera aveva tanta paura del sole.
Il buon poeta volle farle passare quella paura. Le parlò dell’incredibile vastità del mare, del guizzare dei pesci e della gioia delle onde. Le raccontò anche che il mare era la patria e la madre di tutte le pozzanghere del mondo e che la vita della terra e del mare era dovuta al sole. Anche la vita delle pozzanghere.
La sera abbracciò il poeta e la pozzanghera ancora assorti nel loro muto dialogo. Alcuni giorni dopo, il poeta tornò dalla sua umida amica. La trovò che danzava nell’aria alla calda luce del sole.
La pozzanghera spiegò: “Grazie a te ho capito. Quando il sole mi ha avvolto con la sua tenerezza, non ho più avuto paura. Mi sono lasciata prendere e ora parto sulle rotte delle oche selvatiche che mi indicano la via verso il mare. Arrivederci e non mi dimenticare”.

Per la salvaguardia del Creato


Ripetendo le parole di questa antica preghiera siamo chiamati a lodare Dio meravigliandoci della bellezza e della grandezza del creato.
E’ importante che riusciamo ancora a meravigliarci di ciò che percepiamo intorno a noi.
Quando ci troviamo nella natura ancora più o meno intatta.
Quando ci troviamo in montagna, al mare, al lago, in mezzo ad un bosco, sulla riva di un fiume, penso che ci venga quasi spontaneo fermarci e ammirare ciò che guardiamo.
Ed ogni tanto mi toglie quasi il fiato ciò che vedono i miei occhi.
E mi dico: che meraviglia! Grazie Signore, che il mondo che mi circonda, è così bello, colmo di colori, di varietà e della tua maestà. 
Impariamo a rispettare tutto questo.

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