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L’autunno di Fausto Corsetti

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Carissima Pinuccia,
eccoci di nuovo insieme. E’ trascorsa l’estate ed è dolce il ritrovarsi. Mi auguro che i giorni trascorsi abbiano donato riposo e serenità a te e a tutti i nostri amici.
Vi abbraccio tutti fraternamente, lasciando il mio piccolo dono:

VIENE L’AUTUNNO
di Fausto Corsetti
Settembre. L’estate sta finendo, diceva una canzone. E’ vero, ed ecco la voglia di mettere in fila i ricordi, di fare il consuntivo dei giorni goduti da poco e già tanto lontani. I posti visitati, la gente incontrata, le letture che ci hanno fatto compagnia. Le occasioni mancate, la stanchezza, le code sulla strada.
Si cercano in fondo alla memoria i fatti che ci hanno colpito in quei giorni, i volti visti in montagna o al mare, le notizie del mondo, i guai dell’economia. Ma la mente si ostina a rimandarci immagini sbiadite, sembra voler trattenere vivi solo i ricordi di sole, di mare, di monti, di verde, d’azzurro.
Tutto il resto è lontano, sfumato, attutito.
E’ passata l’estate e, anche se nessuno lo ammetterà mai, celatamente ognuno si era illuso che la stagione dei frutti e della luce non dovesse mai finire.
Ma… il Signore ha fatto bene ogni cosa. E anche il succedersi delle stagioni è cosa ben fatta. Non è vero che sarebbe bello se fosse sempre estate; chissà che noia, che monotonia. E che cosa succederebbe se non avessimo nient’altro da fare che far vacanza? E inoltre l’autunno che viene dopo l’estate è una parabola della nostra esistenza. L’autunno della vita è una stagione ricca, che tutti dovrebbero desiderare, se non altro perché se non si arriva all’autunno significa che la vita si è fermata a primavera.
Questi giorni di ripresa della vita ordinaria possono sembrare quasi ostili, magari appesantiti dalla nostalgia del sole. Ma la nostalgia non serve. E’ bella la nostalgia, è dolce. Ma la sua è la bellezza della sirena. Imprigiona il viaggiatore e interrompe il viaggio. Del resto – come si dice – la vita continua, e continua anche in mezzo ai morti. Se l’autunno parla un po’ di morte, è vero però che è garanzia di vita, come la morte è garanzia di vita.
“Se il seme caduto per terra non marcisce e non muore, non potrà dare frutto”. Ecco la splendida parabola dell’autunno. E’ la stagione in cui si semina il grano. Morirà – apparentemente – e marcirà e metterà fuori dei piccoli fili d’erba che sembreranno i fiori della sua tomba. Ma la stagione dei frutti – l’estate appunto – sarebbe poverissima senza questa morte.
Andiamo avanti, amici, stagione dietro stagione, anno per anno, vita dopo vita. Qualunque sia la stagione in cui ci troviamo è quella giusta. I frutti ci saranno e anche la dolcezza del Cielo e la speranza della Luce.

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