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Poesia di Trilussa

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Ave Maria di Trilussa

Quand’ero ragazzino, ­mamma mia,
me diceva: “Ricordati­, figliolo,
quando te senti veram­ente solo
tu prova a recità ‘n’­ Ave Maria.
L’anima tua, da sola,­ spicca er volo
e se solleva, come p­è maggia”.
Ormai so’ vecchio , e­r tempo m’è volato;
da un pezzo s’è addor­mita la vecchietta,
ma quer consijo non ­l’ho mai scordato.
Come me sento veramen­te solo
Io prego la Madonna b­enedetta
E l’anima da sola pij­a er volo!”

Trilussa

Luci dell’anima di Fausto Corsetti.

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LUCI DELL’ANIMA
di Fausto Corsetti

 

In cammino, a capo chino, smarriti dentro pensieri quotidiani, accade, talvolta, d’essere sorpresi da spazi lunghi, profondi, indefinibili, avvolgenti, che inaspettatamente si allargano.
Gli occhi si distendono, inseguono lontane linee di fuga, spaziano, abitano confini inesplorati e godono di restare al limite, proprio in fondo, all’estremo.
Ecco, non appena diventa possibile spaziare, muoversi senza contenimenti, allungare la vista lungo aperture che portano lontano, più in là, subito il cuore spinge lo sguardo a frugare tra pieghe di vita che non si conoscono ancora.
Nella ferialità il tempo quotidiano, in genere, è tessuto di estrema efficienza e razionalità; tutto è bene incastrato: le troppe cose da fare trovano, in qualche modo, la propria collocazione e il proprio compimento.
Si calcola, si vive con la misura del risultato, del conveniente, del tutto previsto, del tutto sotto controllo.
Ma non appena si allarga una distesa luccicante di acque in vivace fibrillazione, non appena si intuiscono vette solitarie, alte, maestose, silenziose, il cuore vola, si gonfia di festa, di riconoscenza, di gratuito restare.
Tutto ciò che è grande, ampio, bello riempie di gratitudine e di pace interiore. Tutto si mette a tacere di fronte al mistero del sole che nasce, che si alza sorprendentemente veloce, emergendo quasi improvvisamente – seppur vegliato – da acque lontane che si colorano della sua luce, della sua vita.
C’è bisogno di attesa, di desiderio, di respiro profondo. Occorre restare.
Eppure, lo stesso sole si leva fedele all’alba di ogni altra giornata, anche di quelle frenetiche, cariche di impegni, di ritmi, di sequenze incredibili che affollano le nostre ore quotidiane di vita.
Sembra uno spreco, nel tempo quotidiano dedicarsi spazi di silenzio, magari di primo mattino oppure a sera, quando tutto torna a tacere, mentre si levano nell’intimo pensieri importanti, domande profonde, a cui, il più delle volte, si preferisce non dare risposta.
Eppure è lì, in questi tempi ampi, quasi esagerati, di spazio e di silenzio che il cuore si sazia, trovando, finalmente, benessere e…profondità.
Non chiede molto la vita, se non d’essere vissuta con pienezza, nel benessere e nella profondità, nella verità che sempre deve misurare il respiro, il desiderio, la ricerca, il fare di ogni giorno.
Fermarsi ad ascoltare il silenzio, riconoscere le luci che possono orientare l’esistere, può sembrare uno spreco, una esagerazione, possibile, disponibile solo per chi non ha cose più importanti da fare. Eppure, basta poco per comprendere le priorità della vita. Aspettare la prima luce del giorno, in silenzio, per imparare ad orientarsi, può sembrare poesia.
E lo è realmente.
Perché solo questa è la pagina buona, la pagina bella, che resterà scritta per sempre nel cuore di chi ha appreso il senso del vivere.
Da lì, piano piano, poi, tutto prende colore, senso, luce.

Buone vacanze, carissima Pinuccia.
Un abbraccio fraterno con l’augurio di ogni bene, con un pensiero dedicato a te e a tutti gli amici .

Fausto

Buon San Valentino a tutti Voi

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E l’amore guardò il tempo e rise
Luigi Pirandello

E l’amore guardò il tempo e rise,
perché sapeva di non averne bisogno.
Finse di morire per un giorno,
e di rifiorire alla sera,
senza leggi da rispettare.
Si addormentò in un angolo di cuore
per un tempo che non esisteva.
Fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito,
il tempo moriva e lui restava.

Notte d’incanto

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Amici tutti del web, vi presento una bravissima scrittrice e poetessa; Maria Stella Schilizzi.

La conosco molto bene, dall’infanzia, ed é una grandissima amica di famiglia. Quest’estate mi ha letto questa sua poesia e naturalmente ne sono rimasta estasiata. La condivido con tutti voi, sono sicura che vi piacerà. ❤ ❤ ❤

NOTTE D’INCANTO  

Un silenzio ovattato                      IMG_0001.jpg
avvolge il piano Pollino
mentre esili corpi
accarezzano percorsi
tra alberi secolari.

Un sussurro s’insinua
tra le fronte innevate
che bisbigliano tra loro
e proiettano
pellicole ingiallite.
Sento e guardo:
in un capannone la “brenta”
con la lama che circola
stride taglia grossi tronchi
trasformando in tavole
legname e traverse per ferrovie.
ln montagna baracche e capanne
e dispense di legno.
Falegnami mulattieri boscaioli traversari
bovari operai carbonai lavorano.
ln paese sfilano case
con travi solide
le scale non sono pericolanti
I tini sono nuovi
gli sgabelli attorno al focolare
e con le lame spezzate splendono
coltelli falci rastrelli e zappe.
Ogni casa ha una madia
lo spianatoio
Il granaio
pertiche
sedie
utensili in legno.
I pali sostegni alle viti.

Una mamma
con due bambini
aggrappati
con le manine
ai lembi del suo vestito
corre verso la teleferica
per mandare a Costantino
pane e companatico.

Sogno nel sogno
e felice
continuo a guardare
Giovanni Aldo e Franco
Che s’appressano a sciare
in questa notte d’incanto

Foto da Google immagini

Poesia

Arden
Arden
Quando viene la sera
Triste è l’atmosfera,
Guardo in alto il cielo
E Arden vedo avvolta in un velo.
La notte è lunga
Impossibile la fuga;
Ma se l’alba sorride
Anche il cuore arride.
Che strano modo di pensare
Quando il cuore sa di amare,
Ma tutto, poco o tanto vale,
Per salire in alto, ci vogliono le scale.
La giornata si allunga,
La penna si asciuga,
La pagina è piena,
Stanca è pure la schiena.
Riposando la mente pensa
Di idee la testa è densa;
Domani tutto riprende,
Se l’ispirazione si riaccende.

Di Alfio Pasotti

Poesia

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Rita Minniti

Quale tormento

Ti ho cercato.
Ha pianto anche la luna
nel deserto di tiepidi mattini,
quando la luce
filtrava ancora ombre.

In questo flebile rimpianto,
in questo deserto,
dove la quiete si perde,
non ti sento.

Non sento,
tra gli scoscesi rovi
d’un’ansia insopportabile
il respiro,
la tua voce,
la risata chiara come l’acqua,
o quel che di te fluiva
nel dilemma dei miei dubbi.

E’ un gioco del destino,
lo so,
questo tentare d’affacciarmi
a una finestra chiusa,
e non riuscire a respirare l’aria.

Sbatto la mente
a una resistenza voluta
da chissà quale tormento,
da chissà quale tramonto.

– E non si ferma –

Non accusa nemmeno il pensiero
di fermarsi a stringere l’anello
d’una catena arrugginita

Poesia

Aspettami

 

Vedere e sentire

Dall’orto di casa mia,
Guardo il campo Santo,
Ove dorme Ardem mia,
Coperta d’un soffice manto.
La distanza è breve,
Guardar si deve,
Finché il sereno dura,
Anche con la calura.
Non è un modo di dire,
E’ solo un fare per vivere,
Spesso per meno soffrire
E avvicinarsi a Dio per bere.
Un pianto, un sospiro,
Aiutano il respiro,
nell’ora soave del vespro,
Per vincere un momento aspro.
Questo è il vivere solo,
Di un anima che tende al volo,
Verso l’eterno per esser vicino
A colei che indica il cammino.
E’ umano il soffrire,
E’ umano il sentire,
E’ umano il dire
Come il dolore lenire.
Se Guardo il cielo
Coperto d’un velo,
Non vedo l’infinito
Arcano come un mito.
Per breve ecco un sereno,
un dolce sorriso ameno,
Che m’invade al volo,
E più non son solo.

Autore: Alfio Pasotti

Milano

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Poesia di Alessandro Manzoni

Regala ciò che non hai…
Occupati dei guai, dei problemi
del tuo prossimo.
Prenditi a cuore gli affanni,
le esigenze di chi ti sta vicino.
Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.
Regala un sorriso
quando tu hai voglia di piangere.
Produci serenità
dalla tempesta che hai dentro.
“Ecco, quello che non ho te lo dono”.
Questo è il tuo paradosso.
Ti accorgerai che la gioia
a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura
in cui l’avrai regalata agli altri.

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