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Sono tornata

Sono tornata finalmente amici carissimi, che passate a trovarmi nel mio piccolo mondo. Ultimamente non me ne va bene una credetemi,
Sono stata ricoverata in ospedale per otto giorni, mi hanno  operata d’urgenza di appendicite acuta con circoscritta peritonite. Adesso sto un po’ meglio! piano piano passa anche questa… 

Vi mostro la foto del mio letto d’ospedale. 

ospedale di Suzzara

 

 

 

 

 

 

 

Due foto del temporale di ieri pomeriggio

Temporale a Suzzara
Tempesta

l’ultima lettera

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l’ultima lettera
Autore: Bruno Ferrero – Libro: Ma Noi Abbiamo le Ali

Questa lettera fu trovata dall’infermiera dell’ospedale sotto il cuscino di un giovane appena deceduto.
“Cara mamma, da alcuni giorni riesco a stare seduto sul letto solo per mezz’ora e per il resto della giornata sono immobilizzato. Il cuore non vuole più battere. Stamattina presto il professore ha detto qualcosa che suonava come ‘essere pronto’. Per che cosa? Certo è difficile morire giovani! Devo essere pronto al fatto che all’inizio della settimana sarò un trapassato: e non sono pronto. I dolori scavano in modo quasi insopportabile, ma ciò che mi sembra davvero insopportabile è che non sono pronto.
La cosa peggiore è che, quando guardo il cielo, è buio. Diventa notte, ma non brilla sopra di me nessuna stella nella quale io possa immergere lo sguardo. Mamma, non ho mai pensato a Dio, ma ora sento che esiste ancora qualcosa che non conosciamo, qualcosa di misterioso, un potere nelle cui mani cadiamo, al quale dobbiamo dare delle risposte. E la mia pena è che non so chi è.
Se solo lo conoscessi! Mamma, ricordi come tu, con noi bambini, camminavi nel bosco, nell’oscurità che stava calando, incontro al papà che tornava dal lavoro?
A volte ti correvamo davanti e ci vedevamo improvvisamente soli. Avanzavano dei passi nell’oscuritá: che paura dei passi sconosciuti! Che gioia quando riconoscevamo che quel passo era quello del papà che ci amava. E ora, nella solitudine, sento ancora dei passi che non conosco. Perche non li conosco?
Mi hai detto come mi devo vestìre e come mi devo comportare nella vita, come mangiare, come cavarmela. Ti sei occupata di me e non ti sei stancata di tutta questa preoccupazione.
Rìcordo che tu, la notte di Natale, andavi a Messa con i tuoi bambÌni. Mi ricordo anche della preghiera della sera che qualche volta mi suggerivi. Ci hai sempre indirizzati all’onestà. Ma tutto questo ora per me si scioglie come neve al sole. Perché ci hai parlato di tante cose e non ci hai detto nulla di Gesù Cristo? Perché non mi hai fatto conoscere il suono dei suoi passi, in modo che fossi in grado di accorgermi se è lui che viene da me in quest’ultima notte e nella solitudine della morte? In modo che io sapessi se quello che mi aspetta è un Padre! Come potrei morire in modo diverso…”.

“Caro Dio, perché non hai salvato la piccola bambina uccisa nella sua classe?
Distinti saluti, uno studente preoccupato…”.
La risposta: “Caro Studente Preoccupato, nelle scuole non mi è permesso entrare. Distinti saluti, Dio”.

“Vietato l’ingresso ai cani e a Dio” è il cartello più diffuso oggi.

Mio padre mi ha lasciata

per-mio-padreCari amici mi affaccio solo per un momento. Scusatemi ultimamente se non rispondo ai vostri commenti, ma come vi dicevo sono lontana da casa.
Vorrei rendervi partecipi del mio grande dolore!
Non sono molto brava a scrivere e a maggior ragione in questo triste momento, non so proprio come esprimere a parole quello che provo.
Venerdi 21 novembre scorso, ho subìto la perdita di mio padre e solo ieri c’è stato il suo funerale.
Credo abbia portato via con sè un pezzetto del mio cuore. Spero solo di essere stata una figlia amorevole per lui.
In questo ultimo periodo sono stata giorno e notte con lui in ospedale al suo capezzale, facendo a turno con i miei fratelli. Ho solo un rimorso; volevo essere io a raccogliere il suo ultimo respiro, e a stringergli la mano, invece insistette per restare con lui mio fratello, arrivato da Genova proprio quel giorno.
Non avrei dovuto ascoltare mio fratello quando mi disse: Sei molto stanca, questa notte ci sto io con papà, tu vai da mamma perchè anche lei ha bisogno di qualcuno vicino in questo momento”.
Era ormai da parecchie notti che in ospedale non riuscivo a prendere sonno, mi appisolavo un attimo, ma vi risvegliavo sempre di soprassalto. Avevo sempre paura di non sentire mio padre se si fosse lamentato e avesse avuto bisogno di qualcosa. La notte a casa ho fatto un sogno “Stavo recitando delle preghiere a bassa voce quando improvvi­samente udii me stessa dire a voce alta: ‘Dio ti benedica, papà, ora sei nelle mani del Signore’.
Proprio allora, lo vidi. Sapevo che aveva esalato il suo ul­timo respiro ed era in pace. Poi, per pochi secondi, vidi una foschia gialla sopra di lui e degli Angeli che lo trasportavano verso l’alto.
Nel sogno mi appariva sfocata una scalina­ta. Balzai dal letto scesi giù in cucina mi venne in mente di mandare un sms a mio fratello. Erano le ore 3,20. Mi rispose subito dopo dicendomi: “Papà ci ha lasciato”.
Non so per quale motivo vi ho raccontato questo, in parte per uno sfogo, in parte perchè al giorno d’oggi spesso i sentimenti è bene non siano manifesti, come fosse qualcosa di scandaloso o di cui provare vergogna.
Non riferendomi al mio caso in particolare, aggiungo una considerazione, e cioè che raramente, davanti a qualcuno che esprime un dolore gli si consente di raccontarlo, anche se spesso si crede il contrario.
Spesso alla fredda parolina “Condoglianze”, si associano frasi preconfezionate come “Sii forte”, “Adesso devi reagire”, “La persona che non c’è più non vorrebbe vederti piangere” e così via, senza dare la possibilità quindi alla persona che soffre di elaborare il proprio lutto e condividerlo.
Detto ciò, nonostante la grande sofferenza, so che papà ora sta bene e riposa in pace.
Grazie a tutti di avermi ascoltata!
Appena sarà possibile, mi farò sentire con qualcosa di più ameno.
Pinuccia

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