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verso la Pentecoste

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Preghiere a Maria
Verso la Pentecoste

Maria, tu eri in preghiera con i discepoli nel Cenacolo per invocare con loro e su di loro il dono dello Spirito.
Anche noi, in cammino verso la Pentecoste, ti chiediamo di intercedere il dono di Gesù Risorto: lo Spirito che ti ha reso Madre del Figlio di Dio.
Lo chiediamo per tutti noi, per tutta l’umanità e la Chiesa, segnata anche in questo tempo dalle sue fragilità. In questo anno di preghiera per i sacerdoti invochiamo lo Spirito su quanti si sono consacrati a servizio della comunità, per essere segno del servizio che il Cristo ha affidato a tutti i suoi discepoli.
Rendili fedeli alla tua grazia perché sia sempre vivo il dono ricevuto con l’imposizione della mani. Rendili generosi nel servizio; capaci di ascoltare e vivere per primi la Parola di salvezza che annunciano ai fratelli. Siano esempio di fede, speranza e carità per rinnovare il mondo con la forza del Vangelo. Sostienili nelle loro fatiche e rialzali dalle loro cadute.

PIOGGIA DI COLORI di Fausto Corsetti

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Carissima Pinuccia,
eccomi di nuovo a te, fra il calore e la simpatia di tutti i nostri amici. Lascio a tutti voi un ramoscello di luce nuova, suoni e colori che possano fluire nel cuore per cercare la pienezza con mani aperte e piedi in cammino. Come dopo un violento temporale…
Un abbraccio affettuoso
Fausto
PIOGGIA DI COLORI
di Fausto Corsetti
Osservo esterno, coinvolto, interpellato, richiesto quelle gocce, quelle acque, talora oscure e travolgenti, che hanno lavato e reso più leggibile la natura e le cose: riempiono gli spazi dell’esistere, spingono a cercare la definizione certa degli oggetti e, perfino, la verità delle relazioni e del vivere.
Dopo ogni intenso temporale, le cose sembrano assumere dimensioni e profondità assolutamente nuove, diverse, inedite. Appaiono, addirittura, più vicine, più pulite, più definite. Guardando un monte sembra di poterlo toccare con un facile gesto della mano, quasi si fosse fatto più favorevolmente tangibile. E si riescono a notare dettagli altrimenti confusi e assorbiti nella molteplicità degli elementi.
Anche i profumi, che distillano dalle foglie cristalline, dalle polveri impastate, si propongono con generosità di particolari e di intensità; segnano nella memoria più remota dettagli di riconoscimento e di riferimento indelebili nel tempo: torna ogni singolo elemento alla sua specifica ragion d’essere.
Dopo il temporale, dopo il tempo dell’attesa, nel calmo acquoso silenzio che avvolge di mistero il tempo che segue, si fa forte il desiderio di uscire, di andare, di ricominciare, di costruire cose e relazioni nuove, cominciando da sé. Un ramoscello di luce nuova, di colori mai visti, di incontri mai prima esplorati, diventa espressione di una novità che si nutre di quotidianità.
Sono i colori dell’ammirazione e della riconoscenza che fioriscono dallo stupore di scoprirsi sorpreso, anticipato, custodito. Sono i colori fragili della stupefacente ferialità che sorprende il cuore all’aurora e lo accompagna fino al tramonto. Sono i colori forti della vita e dell’amore che nessun buio riesce mai ad attenuare. Sono i colori decisi che accompagnano il passo di chi ama salire, verso l’alto, verso l’inedito: è la saggezza di chi conosce le lezioni nascoste in ogni foglia, in ogni roccia bagnata dalla pioggia.
Dopo il temporale torna la luce. Dopo la tempesta torna il sole. Nulla è più come prima. Nasce qualcosa di nuovo. Si ricomincia a uscire, a correre, a cercare, a incontrare, a raccontare e condividere. Il cielo si è allargato, la terra si è fatta più vicina , il cuore si muove alla ricerca di nuova forza, di nuovo alimento, di nuovi orizzonti.
Comincia da dentro la novità che si cerca fuori di sé. Inizia da sé stessi il nuovo atteso da altri. Luce mai vista annuncia il primo mattino, suoni mai uditi fluiscono nel cuore di chi cerca la pienezza con mani aperte e piedi in cammino.
Chi accende i colori dell’alba, conosce bene il sole. Chi spegne il giorno, conosce bene i nostri sogni. La luce che viene dopo l’ombra, racconta bene il nostro insaziabile desiderio di novità, di speranza, di Luce.

Di Fausto Corsetti Le cartoline profumate di crema

 Amici con questa mia condivisione di Fausto voglio augurarvi una felice Pasquetta


LE CARTOLINE PROFUMAVANO DI CREMA.
E’ un piacevole tuffo in quel segmento di vita contraddistinto da tradizioni ormai dimenticate, riferite al “Come eravamo”: un delicato affresco celebrato nelle simpatiche cartoline d’epoca che recano gli auguri della Pasqua tramite un allegro tripudio di soffici quadretti che suscitano una nota di rimpianto, di nostalgia, dati i tempi cupi che ingrigiscono gli animi.
Deliziose immagini evocano, tra l’altro, il mondo di un’infanzia serena, all’insegna della semplicità, della naturalezza: un mondo di bambini che si trastullavano gioiosamente in luoghi, come prati, campagne non inquinate (tranquille oasi di pace) appagati del poco, non ancora avviati all’obesità, dall’overdose di merendine e giochi al computer. Disegni, illustrazioni dal sapore fiabesco, innocente. Un immaginario bucolico, agreste relegato, oggi, a sogni impossibili.
Andando oltre al messaggio augurale, vi si può leggere, in chiave sociologica, la rappresentazione di un’Italia, contadina o urbana, idealizzata non afflitta da problematiche. Idilliaca, fedele ancora a costumi, tradizioni, ai valori devozionali, al senso della famiglia, e della paternità. Vi faceva capolino il tono sfumato, qualche accenno a periodi di miseria, di stenti dovuti alle infauste ripercussioni dell’ultima guerra. A suo tempo anche una popolare canzone suonava come monito a sparare fiori dalle bocche dei cannoni.
Volesse il cielo che per sempre tacessero i suoni di guerre nefaste!
Passano tra le nostre mani le cartoline un po’ ingiallite, incipriate dalla polvere degli anni, sgusciano furtive dagli album della nonna o fanno bella mostra nei mercatini di occasioni, ambite da amatori e collezionisti.
Attirano la nostra curiosità, sbalordiscono i più giovani, fanno spuntare un sorriso, scevro di ironia, di compiacimento, di sorpresa! Conservano, dopo lunghi anni, il profumo degli affetti, il sapore di vaniglia delle focacce caserecce che arricchivano le tavole nella domenica pasquale, secondo una ritualità perduta. Assai gradevoli esteticamente per il retroterra di ricordi, di lievi emozioni che riferiscono alla nostra memoria lontana, le belle cartoline pasquali, tratteggiano armoniosamente profili di scenette idilliache, bucoliche. Tutto un mondo intriso di una pennellata poetica, di un sognante stupore che noi, uomini disincantati, stritolati dalle spire di una vita frenetica e convulsa, abbiamo smarrito. E non indugiamo, né ci attardiamo a contemplare le bellezze della natura.
Così, mentre ci si attarda presso una bancarella del mercatino, alla ricerca di un antidoto ai convulsi ritmi esistenziali, ci lasciamo andare ad angoli di sogni sfumati, deliziati dall’aerea visione di ridenti angioletti mentre si dondolano su una fune fiorita, intenti a far suonare un pesante bronzo. O sospesi tra cielo e terra, volteggiano su distese fiorite dove corrono spensieratamente bimbi, agnelli e ochette.
Contadinelle si destreggiano tra uova, pulcini, coniglietti, mentre candide colombe e garrule rondini sospendono i voli, rapite dal melodioso zufolare del pastorello.
Nell’armonia di un paesaggio e di una natura che risorge a nuova vita (metafora dell’uomo che rinasce con la Risurrezione), tra ulivi, peschi in fiore appare la figura del Buon Pastore, del Cristo adolescente ad annunciare la pace e la gioia del grande giorno.
E ancora bambini vestiti a festa, con buffi cappellini di paglia, trattengono tra le mani coloriti mazzolini di fiori campestri o stringono al petto soffici agnellini, simboli di pace, di amore.
Un felice naturalismo, una freschezza di atteggiamenti è sottesa delicatamente nelle scene rappresentate: una gamma di impressioni giocate su una coralità di sentimenti, quali l’amicizia, la condivisione di momenti, di esperienze di vita, il senso della famiglia. Ideali e valori rievocati da atmosfere “fuori tempo” su cui si stempera un sorriso benevolo, compiacente. Visioni che riscaldano il cuore con quella gioia profonda, innovatrice che sa dare la Pasqua.

 

Il dono di Fausto

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Articolo di Fausto: Passo dopo passo.

UN DONO PER TE, Cara Pinuccia, con un affettuoso saluto.
PASSO DOPO PASSO
di Fausto Corsetti
Con lentezza accadono le trasformazioni. Lentamente si compiono le impervie arrampicate. Si susseguono con lentezza i giorni di chi assapora domande importanti, si nutre di sguardi intensi, di desideri insaziabili, di viaggi coltivati a lungo nel segreto e nel desiderio.
Viaggi, forse, lontano da quei treni chiamati “ad alta velocità”. Ne trattengo l’immagine: sedere comodamente, magari occupati ad affari importanti, e non distinguere altrettanto comodamente e facilmente persone e cose oltre quel grande finestrino.
Lo sguardo stenta a fissare i dettagli: gli occhi possono guardare lontano, forse, meravigliarsi per le tante immagini che scorrono rapidamente e che il treno lascia dietro di sé. Ma non riescono a fissare i particolari, le piccole cose.
Accade così, non di rado, nella vita, quando scopriamo nella quotidianità l’insipienza delle nostre corse, tutto il valore del cammino…
Non è semplice il cammino, perché camminare significa avanzare a piccoli passi, passare dentro, non solo davanti, non solo oltre.
Le mani possono così sfiorare e accarezzare le erbe più alte, e appoggiarsi sulle ruvide rocce che preparano lo spazio, la base, per il passo successivo.
Gli occhi apprendono non solo a svelare dettagli capaci di stupire, ma possono finalmente sostare, adagiarsi sulle cose e aspettare di scivolare dentro al mistero che i piccoli dettagli custodiscono con memoria gelosa, seppure sempre disponibili a lasciarsi possedere, capaci di sorprendere, pronti ad iniziare chi lo desideri davvero verso il non evidente.
Nel cammino, non c’è rapidità, ma gradualità. Non c’è eccesso, ma ricchezza. Non c’è conquista, ma stupore per quanto ancora resta da compiere, da intraprendere, da scoprire.
Camminare è possedere tempo e spazio per sostare, per scendere dentro, per assaporare, persino ad occhi chiusi, sdraiati su un mondo vivace, fecondo, creativo, generoso, capace di stupire e di attrarre, senza trattenere o rapire. Il cammino non offre facili risposte, ma nuove domande, orizzonti inediti, stanze interiori inesplorate che possono dischiudersi solo con chiavi segrete, nascoste dentro il nostro animo..
È tempo giusto, atteso, vissuto, custodito. Nel cammino nulla viene a caso, niente se ne va inutilmente. Si vive ogni passo, ogni parola, ogni inquietudine, ogni silenzio, ogni domanda: è la condizione privilegiata per chi conosce l’attesa e, di piú, per chi osa “fermarsi”.
Amare le domande. Inconcepibile, per chi preferirebbe avere risposte, ricette, soluzioni, meglio se trovate da qualche altro.
È tempo oggi: è questo il tempo per camminare, non piú per correre, per sostare e ritrovare finalmente sé stessi; per vivere di domande, ora, fino all’estremo giorno in cui ci sarà data, con sorpresa e gratuità, la Risposta.

 

 

Dedicato a te

abbraccio
Dedicata a te, che calchi la mia vita
con l’innaturale bellezza della tua anima.
Dedicata a te, che con dolci
e sapiente parole cerchi di migliorare
il mio essere, triste e pensieroso nella sera.
Dedicato a te quando la luna, nascondendosi dietro
una nuvola vagante in te spera,
il dono di un sorriso.
Dedicato a te quando la gioia dell’attesa è
Ancora di più della gioia dell’incontro.
Dedicata a te che condividi
La mia solitudine ….
Dedicato a te che mi dai fiamma dentro
Che con emozione vivissima,
mi hai fatto ritrovare la luce del sole.
Dedicato a te che hai saputo aprire il mio cuore,
e fatto conoscere amore infinito.

Pinuccia Dattoli

Il Cerchio della Gioia

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Un giorno, non molto tempo fa, un contadino si presentò alla porta di un convento e bussò energicamente. Quando il frate portinaio aprì la porta di quercia, il contadino gli mostrò, sorridendo, un magnifico grappolo d’uva.
“Frate Portinaio”, disse il contadino, “sai a chi voglio regalare questo grappolo d’uva che è il più bello della mia vigna?”.
“Forse all’abate o a qualche padre del convento”.
“No, a te!”.
“A me?”. Il frate portinaio arrossì tutto per la gioia. “Lo vuoi dare proprio a me?”.
“Certo, perchè mi hai sempre trattato con amicizia e mi hai aiutato quando te lo chiedevo. Voglio che questo grappolo d’uva ti dia un po’ di gioia”. La gioia semplice e schietta che vedeva sul volto del frate portinaio illuminava anche lui.
Il frate portinaio mise il grappolo d’uva bene in vista e lo rimirò per tutta la mattina. Era veramente un grappolo stupendo. Ad un certo punto gli venne un’idea: “Perchè non porto questo grappolo all’abate per dare un po’ di gioia anche a lui?”.
Prese il grappolo e lo portò all’abate.
L’abate ne fu sinceramente felice. Ma si ricordò che c’era nel convento un vecchio frate ammalato e pensò: “Porterò a lui il grappolo, così si solleverà un poco”. Così il grappolo d’uva emigrò di nuovo. Ma non rimase a lungo nella cella del frate ammalato. Costui pensò, infatti che il grappolo avrebbe fatto la gioia del frate cuoco, che passava le giornate a sudare sui fornelli, e glielo mandò. Ma il frate cuoco lo diede al frate sacrestano (per dare un po’ di gioia anche a lui), questi lo portò al frate più giovane del convento, che lo portò ad un altro, che pensò bene di darlo ad un altro. Finchè, di frate in frate, il grappolo d’uva tornò al frate portinaio (per portargli un po’ di gioia).
Così fu chiuso il cerchio. Un cerchio di gioia.

Non aspettare che inizi qualche altro. Tocca ate, oggi, cominciare un cerchio di gioia. Spesso basta una scintilla piccola piccola per far esplodere una carica enorme. Basta una scintilla di bontà e il mondo comincerà a cambiare.
L’amore è l’unico tesoro che si moltiplica per divisione: è l’unico dono che aumenta quanto più ne sottrai. E’ l’unica impresa nella quale più si spende, più si guadagna; regalalo, buttalo via, spargilo ai quattro venti, vuotati le tasche, scuoti il cesto, capovolgi il bicchiere e domani ne avrai più di prima.

 Autore: Bruno Ferrero – Libro: Quaranta Storie nel Deserto

Preghiera

Ave-Maria

 

SIGNORE DELLA VITA

Signore, la vita è tuo dono: aiutaci ad accoglierla.
Signore, la vita è prima di tutto: aiutaci a rispettarla.
Signore, la vita è gioiosa meraviglia: aiutaci a farla crescere nel tuo bene.
Signore, la vita è comunione: aiutaci ad essere solidali e responsabili.
Signore, la vita è dolore: aiutaci a mai disperare della tua consolazione.
Signore, la vita è amore: aiutaci nel dono sincero di noi stessi.
Signore, la vita è fiducia: aiutaci a costruire legami di verità.
Signore, la vita è speranza: aiutaci a desiderare l’eternità.
Signore, la vita è pace: aiutaci nella pazienza del  perdono.

Piccoli Figli della Luce


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