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Preghiera per chiedere l’umiltà

 

 

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Preghiera per chiedere l’umiltà

Gesù, tu hai detto: Imparate da me che sono mite e umile di cuore
e troverete riposo alle anime vostre».
Sì, Signore mio e Dio mio, l’anima mia riposa
nel vederti rivestito della forma e della natura di schiavo,
abbassarti fino a lavare i piedi dei tuoi apostoli.
Ricordo ancora le tue parole: «Vi ho dato l’esempio,
perché anche voi facciate come ho fatto io.
Il discepolo non è più del Maestro…
Se voi comprendete ciò, sarete beati mettendolo in pratica».
Le comprendo, Signore, queste parole uscite dal tuo cuore mansueto e umile.
Le voglio mettere in pratica con l’aiuto della tua grazia…
Tu però, o Signore, conosci la mia debolezza:
ogni mattino prendo l’impegno di praticare l’umiltà
e alla sera riconosco che ho commesso ancora ripetuti atti di orgoglio.
A tale vista sono tentata di scoraggiamento,
ma capisco che anche lo scoraggiamento è effetto di orgoglio.
Voglio, mio Dio, fondare la mia speranza soltanto su di te.
Poiché tutto puoi, fa’ nascere nel mio cuore la virtù che desidero.
Per ottenere questa grazia dalla infinita tua misericordia
ti ripeterò spesso: «Gesù, mite e umile di cuore, rendi il mio cuore simile al tuo».

(Santa Teresa di Lisieux)

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Buone vacanze con commento di Fausto

Lascio un abbraccio a tutti voi che passate di qui.

Vi auguro delle splendide vacanze. Non so se riuscirò a commentarvi, dove vado di solito ho poca connessione internet, Mi mancherete  tutti. ❤ A presto! ❤ ❤ ❤Buone-vacanze.gif

Vi lascio un commento di Fausto buona riflessione

fausto | 8 luglio 2017 alle 12:19 
A te, carissima Pinuccia, che ami tanto il dono della vita, augurandoti buone vacanze, dedico un pensiero particolare:
IL VIAGGIO
di Fausto Corsetti
Appartiene a ciascuno di noi, inizia dalla nascita: il viaggio. Ognuno di noi viaggia, ogni giorno, ora, minuto; cresce, apprende nuove cose e ne perde altre. I percorsi di noi persone comuni non saranno scritti nelle letterature o nei libri di storia, ma ognuno di noi intraprende una strada di vita che a sua volta si intreccia con quella di molti altri. Spesso il significato del viaggio è soprattutto nella sua direzione e la sua meta può materializzarsi in modo imprevedibile e talvolta può addirittura sfuggire, può essere perennemente e vanamente inseguita.
La vita germoglia proprio dentro ciascuna delle cose che abitano il tempo e lo spazio; è mimetizzata dietro al volto di quanti incrociano i nostri passi, si alimenta dei sentimenti, delle illusioni, delle passioni, delle sconfitte che affollano il cuore di quanti osano mettersi in cammino.
Sovente ci accade di vivere e di non accorgersene, di aspettare e di non riuscire a riconoscere, di intraprendere e di restare, comunque, insoddisfatti.
Il sentiero della vita non è tracciabile, non è mai riconoscibile prima di essere percorso. E’ simile al volo di un gabbiano nel cielo, alla rotta di una barca sul mare: la traccia c’è, è riconoscibile, ma soltanto dopo, anzi proprio mentre si realizza.
Ricorda l’amore. Rimane misterioso il suo percorso, si realizza esattamente nel momento in cui si offre. Il cammino di un uomo e di una donna resta indefinibile, misterioso, eppure è avvolgente, appagante perché impastato di desiderio e di memoria, di passione e di nostalgia, di fisicità e di evanescenza, di provvisorietà e di eterno, di riconoscimento e di meraviglia.
E non c’è viaggio migliore di quello in cui si impara a lasciar scivolare dentro, nell’intimità, voci, luci, luoghi, sentimenti, timori, silenzi e spazi… consapevoli, alla fine, che nessun viaggio è definitivo.
La gioia o la delusione non vengono da fuori: affiorano dal proprio profondo.
Ciò che sazia è il desiderio. Ciò che soddisfa è l’inedito. Ciò che assicura pienezza e gioia è la capacità di cercare e di stupirsi per tutto ciò che c’è di nuovo nella vita e nei volti di coloro che la affollano.
Passare di luogo in luogo, di viaggio in viaggio, di passione in passione, di cuore in cuore, non è difficile, ma la scommessa, la sfida è un’altra: cercare, riconoscere, accogliere, far durare ciò che provvisorio non è, e che indossa tanto, tanto spesso le vesti della fragilità e del non evidente.
Il percorso, il cammino non è già tracciato e nessun viaggio è definitivo: anzi, il miglior viaggio è, incredibilmente, quello incompiuto.
Basta saper ricominciare.

 

La nostra goccia. Di Fausto

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E’ un argomento molto interessante, un bella riflessione, questo commento di Fausto, per questo lo condivido con tutti voi.

LA NOSTRA GOCCIA
Quante situazioni difficili nel nostro tempo, quanti “incendi” piccoli e grandi minacciano di distruggere o stanno già distruggendo valori umani e religiosi, affetti, amicizie, unità familiare, collaborazione nel lavoro, solidarietà, la pace tra i popoli…
Il Signore, un giorno, non ci domanderà se avremo cercato di risolvere tante situazioni di disagio, se avremo fatto cessare tanta sofferenza, ma ci chiederà se avremo cercato di portare la “nostra goccia” nel limite possibile; se avremo fatto in coscienza quanto potevamo, nel posto che occupiamo, nella realtà in cui viviamo…
Per chi crede, poi, resta pur sempre la possibilità di offrire, per ogni bisogno, non ultimo, l’aiuto della preghiera.
Un affettuoso abbraccio
Fausto

 

FRAGILI di Fausto

rosa gocciolona.giffausto | 26 giugno 2017 alle 08:32 | Modifica
Il fascino etereo delle bolle di sapone…
Specchio evanescente della nostra natura, del nostro essere …
FRAGILI
di Fausto Corsetti
“Lo consideravo il mio migliore amico. Avevo bisogno e non si è fatto trovare. Mi aveva detto che saremmo stati di aiuto l’uno all’altro. E invece se n’è andato con la mia amica”.
“Avevo un lavoro che mi piaceva e mi gratificava. Mi hanno trasferito”.
“Mio figlio frequentava l’università e ogni esame era un trenta. Improvvisamente ha deciso di smettere”.
“Era la gioia della mia vita, lavoravo come un matto per costruire la vita insieme con lei. Si è messa con un uomo sposato”.
“Gli mancavano alcuni mesi per la pensione. Un tumore se l’è portato via in pochi giorni”.
Giornate perdute nel niente, ore affogate nella noia, interessi meschini e banali, affanni e lotte per cose senza domani…
La capacità di capire e accettare le situazioni che la vita ci presenta può essere veramente difficile, ed è in fondo un percorso che non termina mai. Siamo abituati a correre, ad inseguire gli obiettivi che ci siamo posti, e a non fare pause mentre siamo intenti a raggiungerli. C’è poco spazio per riflettere su ciò che accade, con il risultato che possiamo incontrare amarezza e tristezza.
Un’immagine che mi accompagna è quella della natura, in cui, a mio parere, in qualche modo possiamo veder riflessa la nostra esperienza, e davanti alla quale possiamo trovare un po’ di quella pace tanto cercata. Perciò nella gioia penso al sole, i bambini mi ricordano i fiori, e così via. Anche il dolore trova posto in questa corrispondenza: quando penso al dolore, penso al vento. Non si può sapere di preciso da dove provenga l’aria che ci colpisce, né sappiamo dove andrà a finire. Tutti, da bambini, ce lo siamo chiesto almeno una volta, così come di fronte al dolore ci poniamo tutti le stesse domande: chi ha voluto la morte di una persona cara? Dov’è adesso? Ha un senso la mia sofferenza?
Una cosa è certa: quando il vento è davvero forte, al punto da piegare o sradicare gli alberi delle nostre certezze e dei nostri progetti, non si può riprendere la vita del giorno precedente, si avverte che qualcosa è cambiato in profondità e spesso non sappiamo cosa sia meglio scegliere, perché il nostro cuore possa risollevarsi.
Non ci sono ricette, non c’è una prassi di sicuro effetto da seguire.
Credo che nella dimensione più profonda il dolore sia un mistero. Non condivido la posizione di chi pensa al male come ad una punizione, o come effetto di una casualità, o solo come prova da superare per una non meglio chiara felicità futura.
Solo due cose ci possono aiutare quando il nostro cammino è così in salita da farci pensare di non farcela: la speranza è la prima.
Sperare non è dire: “Chissà che domani succeda qualcosa, e che si possa dimenticare”… Non sarebbe possibile, né umano. Sperare è credere che il dolore, anche il più forte, abbia un senso, che magari non conosciamo, ma che c’è e ci aiuta a pensare che quanto accade non sia frutto del caso. Il dolore di chi cerca di avere questa consapevolezza non è meno intenso, le lacrime scorrono comunque sul viso; diversa è la fiducia che si pone nel domani, che ha un senso nonostante l’oggi.
La seconda è l’amore. Troppo spesso ci ricordiamo tardi della preziosità delle persone, di quanto siano importanti, e il rimpianto di quanto avremmo voluto fare ci appesantisce il cuore. Chi ama davvero sa guardare alle difficoltà senza perdere di vista la gioia vissuta, è grato per averla sperimentata, non cede alla tentazione di credere che tutto sia al capolinea.
Alle persone che soffrono non facciamo mancare la nostra presenza, ma non facciamoci prendere dalla voglia di usare troppe parole: se in noi saranno presenti speranza e amore, se ne accorgeranno; se rimarremo compagni di viaggio e non solo accompagnatori nel dolore, forse, in un momento che non sappiamo prevedere, la speranza rinascerà.

Un commento di Fausto

mare-notturno

MARE AMORE FANTASIA
di Fausto Corsetti
Anche rientrando a sera e chiudendosi la porta di casa dietro le spalle, il cuore ha bisogno di spazi ampi, lunghi, profondi, entro i quali continuare a muoversi, vagare.
Paradossalmente, accade qualcosa di simile a ciò che si sperimenta quando ci si tuffa nell’acqua del mare per un’immersione o anche solo per una nuotata. L’acqua ti stringe da ogni parte, perfino sembra impedire, soffocare il respiro: e invece ti consente di sperimentare una sensazione incredibile di leggerezza, di sospensione, di libertà. Il cuore accelera il suo ritmo, una bracciata, un colpo di reni, una spinta a gambe raccolte e si entra in un mondo inatteso: si aprono visioni, si odono note e armonie dirompenti, suoni inediti e densi.
Stretti da ogni parte eppure in grado di scivolare via.
Il mare: tutto appare già detto, eppure tutto rimane ancora nuovo e inespresso. Un posto grande e misterioso, bello e glorioso. Da secoli continua a vagare, facendo innamorare milioni di persone. Questo è il suo potere fantastico che mai potrà svanire… un amore grande e accogliente, profondo e avvolgente.
Il mare è come la vita: si rinnova continuamente. E’, ogni volta, un altro mare a seconda che si guardi da un angolo visuale oppure da un altro, dall’infanzia o dalla maturità, da una finestra lontana o da una spiaggia che attraversiamo, all’alba o quando già fa notte, d’inverno o d’estate.
Difficile registrarne tutte le possibili variazioni, tutti i possibili colori. A vederlo per la prima volta, è facile provare un senso di sgomento e di paura dinanzi a quell’immensità; chi l’ha visto almeno una volta ne porta dentro il profumo, come d’incenso che s’innalzi al cielo. E’ uno degli spettacoli naturali che ancora oggi, e non solo d’estate, esercita su tutti noi un fascino ineguagliabile. Davvero prodigio e meraviglia senza fine.
Il mare, come la vita, ha la capacità di rigenerarsi continuamente; bagnarsi nelle sue acque ha sempre un valore quasi catartico, come se, in uno stesso tempo, purificassimo il nostro corpo e la nostra anima. In ogni tempo, e presso tutte le genti, esso ha goduto di un’attenzione profonda, da parte di scrittori, poeti, romanzieri, i quali hanno tentato di definirlo, di imprigionarlo in una formula. Senza mai riuscirvi.
Noi non potremmo più guardarlo senza pensare a chi lo ha trasformato in una parola di poesia. Il mare è anche questo: la sua perenne trasformazione in oggetto poetico. Le sue onde giungono a riva e bagnano anche le pagine degli scrittori: Conrad, Melville, Stevenson, Defoe, Hemingway e…tanti, tanti altri, tutti affascinati dall’immensa, incontenibile, inappagabile distesa azzurra.
Di fronte al mare saremmo potuti restare senza parole se i poeti non ce le avessero donate. Abbiamo, talvolta, la sensazione di attraversarlo, ma, a ben guardare, è il mare che attraversa noi. Siamo noi le isole, i porti, gli approdi di questa immensa piovra che, in qualche modo, ci prende tutti. Perché il mare libera e imprigiona, unisce e divide.
E’ una via, un ponte, una barriera, un confine e la sua dilatazione estrema, l’infinito. E’ dal mare forse che aspettiamo qualcosa di grande e di nuovo, qualcosa che cambi la nostra vita…
E’ naufragio e salvezza: come una porta, chiusa dietro le spalle.
Una porta, dunque, anzi perfino, può esprimere un orizzonte, uno spazio profondo oltre il quale muoversi e trovare quella parte di sé talora nascosta proprio a noi stessi. Non vi è nulla che possa essere eccessivamente piccolo o limitato da mortificare la nostra capacità di immaginare, di desiderare, di inseguire. Forse, anzi, tutto ciò che appare stretto, limitante, inaccettabile è solo una porta d’ingresso, una finestra, che allarga verso spazi e orizzonti che ci appartengono e che possiamo raggiungere, accogliere… con le nostre stesse mani.

Grazie Fausto di avermi lasciato questo commento mi è molto piaciuto per questo l’ho condiviso.

Buona giornata

Saremo giudicati sull’amore.
Buona settimana.
A Dio piace di più un’azione, per quanto piccola, fatta di nascosto e senza il desiderio che sia conosciuta, che mille altre compiute con il desiderio che siano vedute dagli uomini. Infatti a colui che agisce per Dio con purissimo amore, non solo non importa di essere veduto dagli uomini, ma non agisce neppure per essere veduto da Dio; anzi se questi non dovesse saperlo, l’anima non cesserebbe di rendere a Lui gli stessi servizi con la stessa allegrezza e con la stessa purezza di amore.
Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore.
Ricordati che Dio regna solo nell’anima pacifica e disinteressata.

da Facebook Don Peppino Labanca

Preghiera a Dio

Nelle tue mani, o Dio Mi abbandono, o Dio, nelle tue mani. Gira e rigira quest’argilla, come creta nelle mani del vasaio. Dalle una forma e poi spezzala, se vuoi. Domanda, ordina, cosa vuoi che io faccia? Innalzato, umiliato, perseguitato, incompreso, calunniato, sconsolato, sofferente, inutile a tutto, non mi resta che dire, sull’esempio della tua […]

via Nelle tue mani, o Dio — tavolozza di vita

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