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Archivi del mese: febbraio 2021

Lo sapevate che…

Mercoledì 17 febbraio, inizia la quaresima. Il nome “Mercoledì delle ceneri” è legato al rito liturgico che caratterizza la Messa di tale giorno: il celebrante pone una piccola quantità di cenere benedetta sulla fronte o sulla testa dei fedeli. Secondo la tradizione, le ceneri vengono ricavate dalla bruciatura dei rami d’ulivo che erano stati benedetti nella Domenica delle Palme dell’anno precedente. Il significato del gesto è quello di ricordare la provvisorietà della vita terrena e di introdurre all’impegno di conversione della Quaresima. Le formule che accompagnano l’imposizione delle ceneri sono due: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai” (Gen 3,19) oppure “Convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15). L’imposizione delle ceneri al principio della Quaresima, nell’antichità, era legata alla penitenza di chi aveva commesso dei peccati gravi. La mattina del mercoledì, i penitenti si presentavano ai sacerdoti e confessavano i propri peccati e ricevevano una veste di ruvido cilicio cosparso di cenere, con l’ordine di compiere la penitenza loro imposta. La penitenza durava durante tutta la Quaresima, fino al Giovedì Santo, giorno della riconciliazione. Con la scomparsa della penitenza pubblica, si diffuse l’usanza che tutti si facessero imporre le ceneri sulla testa in segno di penitenza

Riflessioni

Vedere Dio: un desiderio che è da sempre nel cuore umano

Intervista a padre Cesare Falletti, priore di un monastero circestense

Un salmo dice: “mostrami Signore il tuo volto”. Che significato ha per un monaco?

Il volto è la presenza. C’è bisogno della presenza del Signore, nella nostra vita, per andare avanti. Per la nostra fede siamo costantemente sfidati a vivere e pensare “come se lui ci fosse”, ma non ne abbiamo esperienza. Noi ci fidiamo del fatto che lui è presente, che lui non ci abbandona.

Gesù nel nostro prossimo?

Lo ha detto lui stesso. Ma bisogna stare attenti, non è semplicemente una sfida sociale, un dovere morale. Noi cristiani abbiamo la mania di rendere tutto morale. Ma questa frase di Gesù mi ricorda che ho un incontro continuo col volto di Dio, anche senza poterlo vedere; che sono in presenza di Dio che è il mio tutto.

L’invocazione del salmo sembra persino dolorosa, disperata…

È una grande povertà non poter vedere il volto di Dio. Desidero vederlo perché ho bisogno di dare del tu a qualcuno. Nella nostra vita chiediamo alle persone che incontriamo: parlami di te, fatti vedere, raccontami chi sei. Perché abbiamo bisogno dell’altro. Chiedere a Dio di mostrarmi il suo volto è dire: fatti conoscere, entra nella mia vita.

Ma i salmi ci dicono anche “Cercate il suo volto”

Certo: cercare il volto del Signore è rendersi disponibili al suo ingresso nella nostra vita. Lui continua a dirci: cercami, fidati… Poi lo vedremo davvero solo oltre la morte.

Siamo destinati a non vederlo fino ad allora?

Gesù dice: “Io sono con voi tutti i giorni”. Ma per noi questa presenza è percepita solo nell’atto di fede e l’atto di fede non è riposante. Il dire “per fortuna ho la fede” è una frase che suona strana: non ci si può riposare su questo perché la fede mi chiede di vivere con questa presenza, che devo costantemente cercare.

Ma abbiamo bisogno di segni concreti e Dio vorremmo vederlo davvero…

Chiediamo miracoli perché abbiamo bisogno di segni concreti. Ma sappiamo che non possiamo vivere solo di miracoli e spesso nemmeno li riconosciamo. Eppure se guardiamo alla nostra vita in un’ottica di fede riusciamo vedere l’intervento di Dio: “quel giorno come ho fatto io che non sono capace… e quell’incontro provvidenziale?” Tutto questo, però, non è mai evidente e indubitabile: serve sempre un atto di fede.

Ma esistono i non credenti. E’ una questione di libertà?

Sì. Ma la libertà non è fare quello che si vuole. È una cosa intima. Il dire non me la sento di credere è un atto di libertà così come dire io credo. Ma non è un fatto morale. Non sono colpevole di dire non ce la faccio a credere. Certo che se dietro c’è un pensiero del tipo “mi fa comodo non credere”, allora ci può essere una colpa.

Fede e dubbio… Per questo Dio ha mandato suo figlio con un volto da vedere?

Dobbiamo chiederci cosa è la fede, in generale. E la fede è saper dire: “Dio è con me”. La cosa di base è che Dio è con noi. Poi Dio un volto ce lo ha dato davvero: quello di Gesù. Ma anche qui per ammetterlo è necessario un salto di fede, perché potremmo dire: “Non sei tu il figlio del falegname?”. La Parola di Dio trova il suo apice nel Vangelo, ma non è solo il Vangelo. È un lungo percorso che il Padre fa fare ai suoi figli. È una pedagogia. Il volto di Dio si mostra sempre più chiaro man mano che cresciamo nella fede.

Ci può essere fede se non desidero vedere il volto di Dio?

Dietro a ogni vocazione c’è stato qualcuno che ha fatto fare quell’esperienza che fa dire: qui c’è qualcosa di vero. Questa è la testimonianza. Se l’omelia non si fa sentire il gusto di cercare il volto di Dio è inutile parlare di comandamenti o di fede. Ogni omelia dovrebbe mostrare che dietro alla Parola del Vangelo c’è un Dio che vuole mostrarci il suo volto.

Ce n’è di strada!

Certamente. Ma anche qui per farla occorre che qualcuno ci faccia sentire il gusto del cammino e quel grido che è in noi, che nasce dal bisogno di vedere Dio. Abbiamo questo desiderio dentro. E Lui ci chiede di cercare il suo volto come risposta al nostro bisogno. La ricerca del volto di Dio è la strada dell’essere se stessi.

Da: “Avvenire – 22 novembre – 2020

Riflessioni

L'aborto non è mai la risposta

«L’aborto non è mai la risposta»

Nessun essere umano può essere mai incompatibile con la vita, né per la sua età, né per le sue condizioni di salute, né per la qualità della sua esistenza. Ogni bambino che si annuncia nel grembo di una donna è un dono, che cambia la storia di una famiglia. E questo bimbo ha bisogno di essere accolto, amato e curato. Sempre! Quando una donna scopre di aspettare un bambino, si muove immediatamente in lei un senso di mistero profondo. Le donne che sono mamme lo sanno. La consapevolezza di una presenza, che cresce dentro di lei, pervade tutto il suo essere, rendendola non più solo donna, ma madre. Tra lei e il bambino si instaura fin da subito un dialogo. È così che questo nuovo essere umano diventa subito un figlio, muovendo la donna con tutto il suo essere a protendersi verso di lui.

Purtroppo oggi il timore e l’ostilità nei confronti della disabilità inducono spesso alla scelta dell’aborto, configurandolo come pratica di “prevenzione”. Ma l’insegnamento della Chiesa su questo punto è chiaro: la vita umana è sacra e inviolabile e l’utilizzo della diagnosi prenatale per finalità selettive va scoraggiato con forza, perché espressione di una disumana mentalità eugenetica, che sottrae alle famiglie la possibilità di accogliere, abbracciare e amare i loro bambini più deboli.

Delle volte noi sentiamo: “Voi cattolici non accettate l’aborto, è il problema della vostra fede”. No: è un problema pre-religioso. La fede viene dopo: è un problema umano.

Due frasi ci aiuteranno a capire bene questo: due domande. Prima domanda: è lecito eliminare una vita umana per risolvere un problema? Seconda domanda: è lecito affittare un sicario per risolvere un problema? A voi la risposta. Questo è il punto. Non andare sul religioso su una cosa che riguarda l’umano. Non è lecito. Mai, mai eliminare una vita umana né affittare un sicario per risolvere un problema.

Papa Francesco

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