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Archivi del mese: gennaio 2019

Poesia-di Maria Stella Schilizzi-Anelito

 

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Anelito

Non per il tuo sorriso, è che ti amo,
non per la tua gioia o il tuo trionfo,
neanche per il tuo corpo e la tua fede
io ti amo.

Ti amo
per la lotta che hai nel cuore
e la tristezza che l’accompagna,
per il nemico che ti vive accanto
e per le tue sconfitte.
Per il tuo lamento oscuro.

Ti amo
per quel tuo divenire quotidiano,
che ti porta dove non sai
e neppure io so.

Ti amo per tutto
per questo tuo amore di tragedia
che ti accompagna a me
come un ruvido tronco
graffiato dall’unghia del tempo.

Il tronco caduto


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Storie belle… per vivere meglio
Seduto su un tronco.
Siamo sicuri che Dio è con noi, sempre? Anche nell’ora della prova? Prediche e messaggi non fanno che tambureggiare in ogni modo il messaggio: Dio è sempre con noi, anche se non ce ne rendiamo conto. E nell’ora della prova ancora di più. Quando incontro persone sfiduciate e divenute piuttosto incredule, le invito a considerare: “Tu sei arrivato fino ad oggi, perché Dio ti è stato vicino, e magari ti ha portato anche in braccio. Se Dio non fosse stato con te, con il piccolo bagaglio di fede che ti ritrovi, dove saresti a quest’ora? Coraggio, allora; continua ad avere fede, perché Dio continuerà a sostenerti nella tua “insufficienza”, ma Egli non lavorerà al posto tuo. Tu devi fare la parte tua, anche di sofferenza!”.
C’è una bellissima leggenda della tribù degli indiani Cherokee a riguardo del “rito di passaggio”, cioè il rito per diventare adulti.
♦ Il padre porta il figlio nella foresta, gli mette una benda sugli occhi e lo lascia lì da solo.
Il giovane deve rimanere seduto su un tronco tutta la notte senza togliere la benda finché i raggi del sole non lo avvertono che è mattino.
♦ Non può e non deve chiedere aiuto a nessuno. Se sopravvive alla notte, senza andare a pezzi, sarà un UOMO.
♦ Non può raccontare della sua esperienza ai suoi amici o a nessun’altro perché ogni giovane deve diventare uomo da solo.
Il ragazzo è chiaramente terrorizzato … sente tanti rumori strani attorno a lui. Ci sono senz’altro bestie feroci che lo circondano. Forse anche degli uomini perversi che gli faranno del male.
♦ Il vento soffia forte tutta la notte e scuote il tronco su cui è seduto ma lui va avanti coraggiosamente, senza togliere la benda dagli occhi. In fondo, è l’unico modo per diventare uomo!
♥ Finalmente, dopo una notte terrificante, esce il sole e si toglie la benda dagli occhi.
Ed è così che si accorge che suo padre è seduto sul tronco a fianco a lui.
E’ stato di guardia tutta la notte proteggendo suo figlio da qualsiasi pericolo. Il padre era lì, anche se il figlio non lo sapeva.
♥ Anche noi non siamo mai soli. Nella notte più terrificante, nel buio più profondo, nella solitudine più completa, anche quando non ce ne rendiamo conto, Dio non ci abbandona mai, e fa la guardia … seduto sul tronco a fianco a noi.
Dal salmo 91
♥ Chi abita al riparo dell’Altissimo passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio in cui confido».
– Resta con noi, Signore, nell’ora della prova!

Dal web

Sant’Antonio Abate patrono della mia Chiesa.

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Santo del giorno 17 gennaio, oggi si celebra Antonio abate(Qumans, 251 circa – deserto della Tebaide, 17 gennaio 356), è stato un abate ed eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati.

Santo Patrono della chiesa che frequento, protettore degli animali, del pane e delle malattie della pelle.

 

Santo del giorno 17 gennaio. La vita di Antonio abate è nota soprattutto attraverso la Vita Antonii pubblicata nel 357 circa, opera agiografica scritta da Atanasio, vescovo di Alessandria, che conobbe Antonio e fu da lui coadiuvato nella lotta contro l’arianesimo. L’opera, tradotta in varie lingue, divenne popolare tanto in Oriente quanto in Occidente e diede un contributo importante all’affermazione degli ideali della vita monastica. Grande rilievo assume, nella Vita Antonii, la descrizione della lotta di Antonio contro le tentazioni del demonio. Un significativo riferimento alla vita di Antonio si trova nella Vita Sancti Pauli primi eremitae scritta da san Girolamo negli anni 375-377. Vi si narra l’incontro, nel deserto della Tebaide, di Antonio con il più anziano Paolo di Tebe. Il resoconto dei rapporti tra i due santi (con l’episodio del corvo che porta loro un pane, affinché si sfamino, sino alla sepoltura del vecchissimo Paolo per opera di Antonio) vennero poi ripresi anche nei resoconti medievali della vita dei santi, in primo luogo nella celebre Legenda Aurea di Jacopo da Varazze.

Antonio nacque a Coma in Egitto (l’odierna Qumans) intorno al 251, figlio di agiati agricoltori cristiani. Rimasto orfano prima dei vent’anni, con un patrimonio da amministrare e una sorella minore cui badare, sentì ben presto di dover seguire l’esortazione evangelica: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri”[1]. Così, distribuiti i beni ai poveri e affidata la sorella a una comunità femminile, seguì la vita solitaria che già altri anacoreti facevano nei deserti attorno alla sua città, vivendo in preghiera, povertà e castità.

Si racconta che ebbe una visione in cui un eremita come lui riempiva la giornata dividendo il tempo tra preghiera e l’intreccio di una corda. Da questo dedusse che, oltre alla preghiera, ci si doveva dedicare a un’attività concreta. Così ispirato condusse da solo una vita ritirata, dove i frutti del suo lavoro gli servivano per procurarsi il cibo e per fare carità. In questi primi anni fu molto tormentato da tentazioni fortissime, dubbi lo assalivano sulla validità di questa vita solitaria. Consultando altri eremiti venne esortato a perseverare. Lo consigliarono di staccarsi ancora più radicalmente dal mondo. Allora, coperto da un rude panno, si chiuse in una tomba scavata nella roccia nei pressi del villaggio di Coma. In questo luogo sarebbe stato aggredito e percosso dal demonio; senza sensi venne raccolto da persone che si recavano alla tomba per portargli del cibo e fu trasportato nella chiesa del villaggio, dove si rimise.

In seguito Antonio si spostò verso il Mar Rosso sul monte Pispir dove esisteva una fortezza romana abbandonata, con una fonte di acqua. Era il 285 e rimase in questo luogo per 20 anni, nutrendosi solo con il pane che gli veniva calato due volte all’anno. In questo luogo egli proseguì la sua ricerca di totale purificazione, pur essendo aspramente tormentato, secondo la leggenda, dal demonio.

Con il tempo molte persone vollero stare vicino a lui e, abbattute le mura del fortino, liberarono Antonio dal suo rifugio. Antonio allora si dedicò a lenire i sofferenti operando, secondo tradizione, “guarigioni” e “liberazioni dal demonio”.

Il gruppo dei seguaci di Antonio si divise in due comunità, una a oriente e l’altra a occidente del fiume Nilo. Questi Padri del deserto vivevano in grotte e anfratti, ma sempre sotto la guida di un eremita più anziano e con Antonio come guida spirituale. Antonio contribuì all’espansione dell’anacoretismo in contrapposizione al cenobitismo.

Ilarione (291-371) visitò nel 307 Antonio, per avere consigli su come fondare una comunità monastica a Majuma, città marittima vicino a Gaza dove venne costruito il primo monastero della cristianità in Palestina[2].

Nel 311, durante la persecuzione dell’imperatore Massimino Daia, Antonio tornò ad Alessandria per sostenere e confortare i cristiani perseguitati. Non fu oggetto di persecuzioni personali. In quell’occasione il suo amico Atanasio scrisse una lettera all’imperatore Costantino I per intercedere nei suoi confronti. Tornata la pace, Antonio, pur restando sempre in contatto con Atanasio e sostenendolo nella lotta contro l’arianesimo, visse i suoi ultimi anni nel deserto della Tebaide dove, pregando e coltivando un piccolo orto per il proprio sostentamento, morì, all’età di 105 anni, probabilmente nel 356. Venne sepolto dai suoi discepoli in un luogo segreto.
Dal web

(Mc 1,29-39) Gesù guarì molti che erano afflitti da varie malattie. — manuroma86 IO E UN PO’ DI BRICIOLE DI VANGELO

Preghiera di Sant’Agostino — tavolozza di vita

Preghiera di Sant’Agostino

Tu mi hai chiamato Signore,
e il tuo grido ha vinto
la mia sordità;
hai brillato
e la tua luce ha vinto la mia cecità;
hai diffuso il tuo profumo
e io l’ho respirato,
ed ora anelo a te;
ti ho gustato
ed ora ho fame e sete di te;
mi hai toccato,
ed ora ardo dal desiderio
della tua pace.

S. Agostino

Preghiera di Sant’Agostino — tavolozza di vita

Buona Epifania

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Preghiera

O Dio vivo e vero,
che hai svelato l’incarnazione del tuo Verbo
con l’apparizione di una stella
e hai condotto i Magi ad adorarlo
e a portargli generosi doni,
fa’ che la stella della giustizia
non tramonti nel cielo delle nostre anime,
e il tesoro da offrirti consista
nella testimonianza della vita.
Amen.

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