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UOMINI MASCHERE TEATRANTI

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                                       UOMINI MASCHERE TEATRANTI
                                                           di Fausto Corsetti

Ciascuno di noi è un attore, che recita i suoi diversi ruoli negli infiniti teatri della vita quotidiana. La ricerca di noi stessi procede di pari passo con quella di forme sempre nuove con cui entriamo in relazione con gli altri. E l’abilità di interpretare i nostri diversi copioni, secondo i casi, rende la vita pesante come un dramma o leggera come una commedia.
Sarei, quasi, tentato di dire che ogni essere umano, che viene al mondo, non nasce: debutta. Quindi, dalla nascita alla morte, non fa che recitare.
Ogni mattina, quando ci svegliamo, inizia la nostra rappresentazione quotidiana in cui ciascuno interpreta il suo copione per il pubblico di riferimento. Anzi, non uno soltanto, ma numerosi e tutti diversi: per la moglie, i figli, i capi, i dipendenti, i vicini di casa e così via fino alla sera quando, spegnendo la luce, stendiamo il pietoso sipario diurno e ci adagiamo sulle rappresentazioni dei nostri sogni notturni.
E’ difficile decifrare i misteri di questa nostra inconsapevole vita di perenni attori: nella vita privata il bisogno di essere noi stessi si risolve in teatralità quotidiana, che di tanto in tanto rende leggera la giornata, trasformandola in commedia, o la complica e l’appesantisce, mutandola in dramma.
Perfino un’operazione seria e rischiosa come la redazione di un bilancio aziendale altro non è che la scrittura di un copione in termini finanziari. Ogni disinvolto imprenditore ha un rendiconto per sé, uno per gli azionisti, uno per il fisco, uno per i sindacati e uno per il coniuge.
E di ciascuno snocciola le cifre ostentando di volta in volta soddisfazione, preoccupazione o panico a seconda delle circostanze e degli interlocutori.
Ma il palcoscenico per antonomasia resta, a mio parere, il mondo del lavoro – oggi più realisticamente mezzo mondo – dove, tra “mission”, “vision” e “management” aziendali globalizzati, la recita comprende ruoli di capi, gran capi, colleghi o dipendenti. Vige, sovente, una doppia sceneggiatura, un copione che ci costringe a recitare una doppia scena da foresta: quella sadica, in cui ognuno, appena conquista una briciola di potere, si crede un leone legittimato ad azzannare, e quella masochista, in cui ognuno, appena si ritrova al cospetto del capo, si crede una gazzella tenuta a farsi sbranare.
Allude quasi a quella storiella, nota a parecchi, dove leoni e gazzelle soffrono d’insonnia, si svegliano presto, devono correre, muoiono di fame se…
Ebbene, proprio quella metafora regola quotidianamente la tragicommedia di milioni di individui, esaltati dalla barbara competitività, dalla guerra di tutti contro tutti. Non a caso ha come scenario la foresta e come protagonisti le bestie.
Paradossalmente, in tanta onnivora teatralità inconsapevole, l’unico momento di verità della nostra giornata è il teatro: quello in cui recitano gli attori professionisti. Soltanto i professionisti del teatro possono farci riflettere sulla nostra esistenza quotidiana, senza stereotipi e lontano dai massimalismi.
Questi benefattori dell’umanità, tirando avanti una vita spesso inquieta e tribolata, sdoppiandosi ogni sera in dr. Jekyll o mr. Hyde, ci spiattellano in faccia la realtà e ci costringono a confrontare le poche cose che contano e che trascuriamo, con le infinite insipienze, futilità che ci svuotano ma che sempre alla fine preferiamo.
Soltanto gli attori di professione, dall’alto della loro arte vera, sono capaci di ricordare a noi dilettanti la nostra natura di teatranti maldestri, svelandoci la verità che ci attende sotto la finzione, trasformando la complessità dei nostri drammi fittizi nella disarmante semplicità di quelli reali.

Informazioni su Pinuccia Dattoli

Sono una donna di sessantasette anni, mi piace il computer ci passo il mio tempo libero. Condivido con gli amici, le mie foto, le mie gif animate i miei viaggi in camper, le poesie e le preghiere che trovo su internet. Accetto commenti solo da siti seri!

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  1. Ci si trova talmente bene in questi ruoli da renderli reali,mentre la realtà una grande banalissima ill’ussione,tanto da starci male quando tutto finisce…andando in pensione.
    Questa realtà purtroppo ci appartiene,ecco perché la realtà ci sembra tanto banale.
    Una volta entrati in questo ingranaggio se ne esce..nudi.
    Devi ricominciare da capo a costruirti la tua identità,e non sempre ci si riesce.
    Me ne accorgo da tanti pensionati che non sanno accettare il ritorno a questa mancanza di recita.
    Grazie caro amico per questa riflessione alla quale assisto fin da bambina.
    Un abbraccio.
    Grazie anche a te cara Pinuccia.
    Ti abbraccio Augurandoti una notte serena❤

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  2. Sempre grazie per le tue condividioni.

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  3. ¡¡¡ Gracias por compartir este bello texto de Fauto!!!
    Realmente lo hace muy bien, tanto que uno se mete dentro de cada Historia que él relata!!!
    Un fuerte abrazo y Buenas noches Pinuccia!!!

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  4. Ti ringrazio per aver condiviso queste profonde riflessioni sul tema dell’uomo e dell’inautenticità della vita vissuta come su di un palcoscenico, un tema che, peraltro, mi sta particolarmente a cuore.
    Io credo che la maschera che ogni giorno indossiamo rappresenti il simbolo più evidente della condanna dell’uomo a recitare una parte che la società gli impone, l’espressione del contrasto più profondo tra l’illusione di poter essere se stessi e la realtà di una quotidianità imprigionata nella forma delle convenzioni sociali.
    Diceva Pirandello: “Imparerai a tue spese che nel lungo viaggio della vita incontrerai tante maschere e pochi volti” e credo che avesse decisamente ragione!
    Ciao e buona giornata 🙂

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    • Sicuramente Pirandello aveva ragione; purtroppo si incontrano più maschere che volti reali. Deve essere molto pesante dover sempre recitare, ricordarsi sempre le battute del copione. Si è prigionieri delle convenzioni sociali. È ovvio che se c’è un senso unico lo devo rispettare e non posso fare diversamente, perché ciò attiene al vivere comune e a trarre quelle regole e consuetudini da cui purtroppo non possiamo sottrarci. Ma portare la maschera, proprio non è giusto. Il Signore ci ha resi liberi,e ci ama come siamo. Perché voler apparire a tutti i costi come non si è realmente? Meglio essere se stessi. Se proprio non dovessimo piacere così come siamo, con tutti i nostri pregi e i nostri difetti, pazienza, non è indispensabile, si vive lo stesso. L’importante è essere onesti, e potersi guardare allo specchio. Ti ringrazio del commento. Ti auguro una buona notte 😊

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  5. hab viel Spaß am Wochenende.

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