Feed RSS

Archivi del mese: maggio 2018

COME IL SALE- Autore: Bruno Ferrero – Libro: Solo il vento lo sa – Editore: Elledici

 

2cba47cb-39ba-464e-b108-ca68f51b0848

C’era una volta un re che rispondeva al nobile nome di Enrico il Saggio. Aveva tre figlie che si chiamavano Alba, Bettina e Carlotta. In segreto, il re preferiva Carlotta. Tuttavia, dovendo designare una sola di esse per la successione al trono, le fece chiamare tutte e tre e domandò loro: “Mie care figlie, come mi amate?”.

La più grande rispose: “Padre, io ti amo come la luce del giorno, come il sole che dona la vita alle piante. Sei tu la mia luce!”.

Soddisfatto, il re fece sedere Alba alla sua destra, poi chiamò la seconda figlia.

Bettina dichiarò: “Padre, io ti amo come il più grande tesoro del mondo, la tua saggezza vale più dell’oro e delle pietre preziose. Sei tu la mia ricchezza!”.

Lusingato e cullato da questo filiale elogio, il re fece sedere Bettina alla sua sinistra.

Poi chiamò Carlotta. “E tu, piccola mia, come mi ami?”, chiese teneramente.

La ragazza lo guardò fisso negli occhi e rispose senza esitare: “Padre, io ti amo come il sale da cucina!”.

Il re rimase interdetto: “Che cosa hai detto?”.

“Padre, io ti amo come il sale da cucina”.

La collera del re tuonò terribile: “Insolente! Come osi, tu, luce dei miei occhi, trattarmi così? Vattene! Sei esiliata e diseredata!”.

La povera Carlotta, piangendo tutte le sue lacrime, lasciò il castello e il regno di suo padre. Trovò un posto nelle cucine del re vicino e, siccome era bella, buona e brava, divenne in breve la capocuoca del re.

Un giorno arrivò al palazzo il re Enrico. Tutti dicevano che era triste e solo. Aveva avuto tre figlie ma la prima era fuggita con un chitarrista californiano, la seconda era andata in Australia ad allevare canguri e la più piccola l’aveva cacciata via lui…

Carlotta riconobbe subito suo padre. Si mise ai fornelli e preparò i suoi piatti migliori. Ma invece del sale usò in tutti lo zucchero.

Il pranzo divenne il festival delle smorfie: tutti assaggiavano e sputavano poco educatamente nel tovagliolo.

Il re, rosso di collera, fece chiamare la cuoca.

La dolce Carlotta arrivò e soavemente disse: “Tempo fa, mio padre mi cacciò perchè‚ avevo detto che lo amavo come il sale di cucina che dà gusto a tutti i cibi. Così, per non dargli un altro dispiacere, ho sostituito il sale importuno con lo zucchero”.

Il re Enrico si alzò con le lacrime agli occhi: “E il sale della saggezza che parla per bocca tua, figlia mia. Perdonami e accetta la mia corona”.

Si fece una gran festa e tutti versarono lacrime di gioia: erano tutte salate, assicurano le cronache del tempo.

Voi siete il sale della terra (Matteo 5,13).

 

Buona domenica- Preghiera

th57GNWR1H

La solennità della Santissima Trinità ricorre ogni anno la domenica dopo Pentecoste, quindi come festa del Signore. Si colloca pertanto come riflessione su tutto il mistero che negli altri tempi è celebrato nei suoi diversi momenti e aspetti. Fu introdotta soltanto nel 1334 da papa Giovanni XXII, mentre l’antica liturgia romana non la conosceva.
Propone uno sguardo riconoscente al compimento del mistero della salvezza realizzato dal Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo. La messa inizia con l’esaltazione del Dio Trinità “perché grande è il suo amore per noi”.

Fonte: http://www.santiebeati.it/dettaglio/20270

bddcf709c4287b7763f47635b3b4d381--sun-rays-spiritual-thoughts

Preghiera
Siamo qui dinanzi a te, o Spirito santo: sentiamo il peso delle nostre debolezze, ma siamo tutti riuniti nel tuo nome. Vieni a noi, assistici, accendi nei nostri cuori; insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, mostraci tu il cammino da seguire; compi tu stesso quando da noi richiedi. Sii tu solo a suggerire e guidare le nostre decisioni, perché tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo hai un nome santo e glorioso. Non permettere che sia lesa da noi la giustizia, tu che ami l’ordine e la pace; non ci faccia sviare l’ignoranza, non ci renda parziali l’umana simpatia, non ci influenzino cariche e persone. Tienici stretti a te col dono della tua grazia, perché siamo una sola cosa in Te e in nulla ci discostiamo dalla serenità. Fa che riuniti nel tuo santo nome, sappiamo contemperare bontà e fermezza insieme, così da far tutto in armonia con Te nell’attesa che per il fedele compimento del dovere ci sian dati in futuro i premi eterni.

Dal notiziario Parrocchia di Codisotto

Buon sabato

IMG-20180524-WA0011

Dolce notte a tutti

Luce.gif
Luce
Luce si ferma
in cuor mio,
leggero soffio
alla mia anima,
canta commossa
esultante inno
di lode, amore e pace.
Mio solo e unico
Orizzonte, dammi
La mano, che possa
Io sollevarmi da terra,
in punta di piedi, ed
abbracciare il mondo
intero.

Pinuccia Dattoli

Santa Rita da Cascia

52b5ed78.gif

Nacque Rita a Roccaporena, paesello nei pressi di Cascia nell’Umbria, l’anno 1363.

Sotto la vigile cura dei genitori la bimba cresceva giudiziosa e pia, come un fiore di serra, con particolar tendenza alla solitudine ed alla preghiera.

Era suo vivo desiderio di consacrare a Dio la sua verginità, ma i genitori vollero che si sposasse. Lo sposo era burbero e collerico, ma Rita, armata di pazienza, tutto seppe sopportare, ricambiando bene per male, senza che in diciott’anni di matrimonio la concordia venisse infranta in quella casa.

Uomini pessimi le trucidarono il ‘consorte. Ella, anziché pensare a farne vendetta, pregava Dio per quegli infelici, non solo, ma si studiava di istillare nei suoi due figliuoli l’eroismo del perdono cristiano. Scorgendo che crescevano tuttavia bramosi della vendetta pregò istantemente il Signore che li volesse prendere in cielo prima che avessero tempo a macchiarsi di sangue. Dio l’esaudì.

Libera da ogni cura di famiglia, pregò di essere accolta nel monastero delle Agostiniane. Per ben due volte ricevette un brusco diniego, finché il Signore volle appagare il suo desiderio con un prodigio.

Stando nel cuore della notte in orazione, le comparvero S. Giovanni Battista, S. Agostino e S. Nicola da Tolentino, che le rivolsero parole di conforto, la invitarono a seguirli e miracolosamente la introdussero nel monastero. Quelle vergini, ammirate e commosse, non esitarono più a riceverla per loro consorella.

Non tardò molto la buona vedova a divenire lo specchio di ogni virtù. Ubbidiva colla semplicità di una fanciulla; la Superiora le ordinò un giorno di innaffiare un legno secco ed ella non esitò un istante a farlo.

Rita era l’innamorata del Crocifisso. La passione di Gesù era la sua meditazione prediletta e ne rimaneva così infiammata da versar abbondanti lacrime.

Un giorno, mentre pregava con più intenso fervore e supplicava l’amato Gesù ad associarla alla sua passione, un raggio di luce partì dal Crocifisso, si riflettè sul capo di Rita, poi una spina si staccò dal capo adorabile di Gesù e venne a trafiggere la sua fronte; vi produsse una profonda ferita seguita da un’insanabile piaga, che rimase fino alla morte; piaga che oltre ad acuti dolori esalava un grande fetore, per cui ella per non infastidire le sorelle amava restare solitaria e conversare con Dio.

Gesù la faceva davvero patire a sua imitazione. L’ultima sua malattia durò quattro anni: anni di acuto e lento martirio, che fornirono la misura della sua eroica pazienza e insaziabile brama di patire. Gesù, con un miracolo, mostrò quanto gli fosse caro il suo patire.

Era un rigidissimo inverno; il gelo e la neve erano abbondanti. Rita pregò una donna di Roccaporena che andasse al suo antico orto e le portasse ciò che v’era di maturo e di fiorito. Si credette scherzasse: però, passando di là, quella signora scorse due freschi fichi ed una bella ed olezzante rosa era un regalo del suo Gesù.

Vicina a morire udì Gesù e la sua santa Madre che la invitavano alla celeste dimora, alla quale volò il 22 maggio del 1439.

I fedeli la chiamano la « Santa degli impossibili ».

PRATICA. — Gesù comanda ad ogni cristiano di perdonare e pregare per i propri nemici: ecco il vero eroismo!

PREGHIERA. — O Signore, che ti sei degnato di conferire a Rita tanta grazia da amare i suoi nemici e da portare nel cuore e in fronte i segni della tua carità e della tua passione, deh! concedici per l’intercessione e i meriti di lei di amare i nostri nemici e contemplare dolori della tua santa passione, così che conseguiamo il premio promesso agli amanti.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Cascia, in Umbria, santa Rita Vedova, Monaca dell’Ordine degli Eremiti di sant’Agostino, la quale, dopo le nozze del secolo, amò unicamente l’eterno sposo Cristo.

verso la Pentecoste

venice-descent-of-the-holy-ghost-by-titian-495684983_842x1247.jpg
Preghiere a Maria
Verso la Pentecoste

Maria, tu eri in preghiera con i discepoli nel Cenacolo per invocare con loro e su di loro il dono dello Spirito.
Anche noi, in cammino verso la Pentecoste, ti chiediamo di intercedere il dono di Gesù Risorto: lo Spirito che ti ha reso Madre del Figlio di Dio.
Lo chiediamo per tutti noi, per tutta l’umanità e la Chiesa, segnata anche in questo tempo dalle sue fragilità. In questo anno di preghiera per i sacerdoti invochiamo lo Spirito su quanti si sono consacrati a servizio della comunità, per essere segno del servizio che il Cristo ha affidato a tutti i suoi discepoli.
Rendili fedeli alla tua grazia perché sia sempre vivo il dono ricevuto con l’imposizione della mani. Rendili generosi nel servizio; capaci di ascoltare e vivere per primi la Parola di salvezza che annunciano ai fratelli. Siano esempio di fede, speranza e carità per rinnovare il mondo con la forza del Vangelo. Sostienili nelle loro fatiche e rialzali dalle loro cadute.

PIOGGIA DI COLORI di Fausto Corsetti

luminoso.JPG
Carissima Pinuccia,
eccomi di nuovo a te, fra il calore e la simpatia di tutti i nostri amici. Lascio a tutti voi un ramoscello di luce nuova, suoni e colori che possano fluire nel cuore per cercare la pienezza con mani aperte e piedi in cammino. Come dopo un violento temporale…
Un abbraccio affettuoso
Fausto
PIOGGIA DI COLORI
di Fausto Corsetti
Osservo esterno, coinvolto, interpellato, richiesto quelle gocce, quelle acque, talora oscure e travolgenti, che hanno lavato e reso più leggibile la natura e le cose: riempiono gli spazi dell’esistere, spingono a cercare la definizione certa degli oggetti e, perfino, la verità delle relazioni e del vivere.
Dopo ogni intenso temporale, le cose sembrano assumere dimensioni e profondità assolutamente nuove, diverse, inedite. Appaiono, addirittura, più vicine, più pulite, più definite. Guardando un monte sembra di poterlo toccare con un facile gesto della mano, quasi si fosse fatto più favorevolmente tangibile. E si riescono a notare dettagli altrimenti confusi e assorbiti nella molteplicità degli elementi.
Anche i profumi, che distillano dalle foglie cristalline, dalle polveri impastate, si propongono con generosità di particolari e di intensità; segnano nella memoria più remota dettagli di riconoscimento e di riferimento indelebili nel tempo: torna ogni singolo elemento alla sua specifica ragion d’essere.
Dopo il temporale, dopo il tempo dell’attesa, nel calmo acquoso silenzio che avvolge di mistero il tempo che segue, si fa forte il desiderio di uscire, di andare, di ricominciare, di costruire cose e relazioni nuove, cominciando da sé. Un ramoscello di luce nuova, di colori mai visti, di incontri mai prima esplorati, diventa espressione di una novità che si nutre di quotidianità.
Sono i colori dell’ammirazione e della riconoscenza che fioriscono dallo stupore di scoprirsi sorpreso, anticipato, custodito. Sono i colori fragili della stupefacente ferialità che sorprende il cuore all’aurora e lo accompagna fino al tramonto. Sono i colori forti della vita e dell’amore che nessun buio riesce mai ad attenuare. Sono i colori decisi che accompagnano il passo di chi ama salire, verso l’alto, verso l’inedito: è la saggezza di chi conosce le lezioni nascoste in ogni foglia, in ogni roccia bagnata dalla pioggia.
Dopo il temporale torna la luce. Dopo la tempesta torna il sole. Nulla è più come prima. Nasce qualcosa di nuovo. Si ricomincia a uscire, a correre, a cercare, a incontrare, a raccontare e condividere. Il cielo si è allargato, la terra si è fatta più vicina , il cuore si muove alla ricerca di nuova forza, di nuovo alimento, di nuovi orizzonti.
Comincia da dentro la novità che si cerca fuori di sé. Inizia da sé stessi il nuovo atteso da altri. Luce mai vista annuncia il primo mattino, suoni mai uditi fluiscono nel cuore di chi cerca la pienezza con mani aperte e piedi in cammino.
Chi accende i colori dell’alba, conosce bene il sole. Chi spegne il giorno, conosce bene i nostri sogni. La luce che viene dopo l’ombra, racconta bene il nostro insaziabile desiderio di novità, di speranza, di Luce.

Quando il sole tramonta

indiano-che-balla
Tanto tempo fa un missionario attraversava le Montagne Rocciose con un giovane indiano che gli faceva da guida.
Tutte le sere, ad un preciso momento del tramonto, il giovane indiano si appartava, si voltava verso il sole e cominciava a muovere ritmicamente i piedi e a cantare sottovoce una canzone dolcissima, soffusa di nostalgia.
Quel giovane che danzava e cantava rivolto al sole morente era uno spettacolo che riempiva di ammirata curiosità il missionario.
Così, un giorno, chiese alla sua guida: “Qual è il significato di quella strana cerimonia che fai tutte le sere?”.
“Oh, è una cosa semplice” rispose il giovane.
“Io e mia moglie abbiamo composto insieme questa canzone. Quando siamo separati, ciascuno di noi, dovunque si trovi, si volta verso il sole un attimo prima che tramonti, e comincia a danzare e cantare. Così, ogni sera, anche se siamo lontani, cantiamo e balliamo insieme”.

Quando il sole tramonta, tu con chi balli?

Maggio

 

thZCU4BD9JIl mughetto porta fortuna questo e per tutti voi.

Maggio è il mese dei lavoratori ed è anche il mese della Vergine Maria.

Mentre tanti facevano festa, a me è toccato lavorare, anche con qualche doloretto ” doglie “,  il primo maggio, è nata mia figlia Katia, ore 10:10. Ricordo come fosse ieri. Ero felice, mi sentivo molto importante. Avevo messo al mondo una creaturina, piccola, pesava solo due kili e trecento grammi. Ricordo che quando l’ho vista per la prima volta, mi è sembrata la bimba più bella del mondo, ed è stato un amore a prima vista. Questo è amore, qui non ci sono dubbi, è amore vero. Per un figlio nella necessità ci si potrebbe buttare nel fuoco, senza pensarci due volte. Penso che questo succede un po’ a tutte le mamme.
La bimba è stata in incubatrice per una settimana. Mentre io non sono stata molto brava
la mattina dopo il parto, non riuscivo a muovere le gambe. Piano piano mi ci è voluto un mese prima di tornare a casa dall’ospedale.
Katia, oggi è una donna, a sua volta mamma di un bel bambino di cinque anni. Sono i miei gioielli, ne sono fiera e anche molto orgogliosa. Credo che il Signore è stato molto generoso con me, mi ha fatto un regalo bellissimo. Non so se sono stata una buona mamma, c’è l’ho messa tutta, per crescerla bene e darle una buona educazione. Noi Genitori non siamo bravi, siamo solo fortunati quando ci va bene.

maggio.gif

Maggio mese dedicato a Maria 

Consacrazione a Maria Santissima

Madre di Dio e Madre nostra,
io consacro me stesso con tutto ciò
che sono e che possiedo,
e la mia famiglia, con tutti i miei cari,
al tuo Cuore Immacolato.
Prendici sotto la tua materna protezione,
aiutaci a vincere le tentazioni
che ci sollecitano al male
e a conservare l’armonia tra tutti noi.
Il tuo Cuore Immacolato sia il nostro rifugio e
il cammino che ci conduce a Dio.
Insegnaci a pregare e a sacrificarci,
per amore di Gesù, per la conversione dei peccatori
e in riparazione dei peccati commessi contro il tuo
Cuore Immacolato.
Per tua intercessione, e in unione con il Cuore
del tuo Divin Figlio, ottienimi la Grazia di mantenere
la mia famiglia sempre unita nell’amore.
Amen.

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: