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L’amore profuma di pane.

Acacia

Anche quest’articolo è di Fausto. Mi sono ritrovata un altro commento su
un articolo che ho condiviso, di papa Francesco al Cairo. Grazie caro Fausto,
con questo tuo commento, mi hai fatto riflettere molto, e anche un po’ vergognare. Su quanto consumismo c’è oggi giorno. Quanto spreco, nelle nostre pattumiere. Se solamente volessimo, condividere con gli altri un po’ del nostro superfluo, non sarebbe una cattiva idea. Ma secondo me, sarebbe bello offrire del nostro, non farsi belli con la roba degli altri. Vorrei sottolineare, che bisognerebbe condividere, con le persone che come dice Fausto si vedono, nelle nostre città, al mattino presto, rovistare nei cassonetti. Non con quelli che ne hanno più di noi. Dovremo condividere con i bisognosi, questo è una mia considerazione, perdonatemi se mi sono prolungata. Fausto parla del pane, io ne ricordo il profumo, le croci sul pane, il non ribaltare il pane a tavola. Ricordo di aver aiutato mia mamma a fare il pane più di una volta, anche se ero molto piccola. Ricordo anche un altro particolare sul pane, anche se a quei tempi c’era più povertà, si condivideva volentieri
l’impasto del pane, con la gente del vicinato, che chiedeva di farsi la pizza. Io abitavo in un paese, la gente allora faceva il pane in casa e quasi tutti avevano un forno a legna. Vi allego il commento di Fausto.
L’AMORE PROFUMA DI PANE
di Fausto Corsetti
I nostri genitori, se ne cadeva a terra un pezzetto, lo raccoglievano e impedivano che qualcuno potesse calpestarlo, anche solo per distrazione.
Caldo, profumato, croccante e infarinante. Sì, proprio lui… il pane.
Tutto ciò che ha relazione con la vita desta risonanze profonde in ciascuno di noi. Il sole, l’aria, il vento, la pioggia, i cicli della natura e i loro fenomeni sono parte di noi. Anche il pane, simbolo dei nostri bisogni primordiali, richiama questo nostro legame con la terra e la vita. Viene dal grano, la cui crescita e maturazione rispecchiano il trascorrere delle stagioni, che scandiscono il palpito della terra, il suo respiro vitale.
Un tempo, si segnava con la croce la pagnotta fermentata prima di metterla in forno e si segnava prima di consumarla. E non era una “devozione privata”, ma il sigillo di una civiltà attenta e rispettosa dei doni della terra.
Altri tempi, forse, ma non così lontani nella memoria…
Ne sento ancora la suggestione ed ho un tuffo nel cuore di fronte allo spreco sconsiderato che oggi si fa del pane, e non del pane soltanto. Siamo costantemente immersi nell’”usa e getta”, una ricetta spietata che si applica non soltanto alle cose – cibi, abiti, giocattoli quasi nuovi, cianfrusaglie che il giorno prima avevano incantato lo spensierato acquirente – ma anche ai rapporti umani più intimi e coinvolgenti. Consumiamo e basta; senza neppure attardarci a cogliere il gusto, il profumo della vita e delle cose che ci circondano.
In questo senso lo spreco del pane è una metafora della civiltà d’oggi. La mentalità del nostro tempo pone al vertice delle ambizioni il possesso delle cose, di troppe cose, trascinandoci pian piano in una spirale di ingordigia insaziabile che toglie la serenità del cuore. Da questa insaziabilità allo spreco il passo è breve. Lo spreco, infatti, non impressiona più; le città rischiano di soffocare sotto montagne di rifiuti, detriti di una cultura che offende l’intelligenza e insulta chi quotidianamente vive di stenti.
Al mattino presto, camminando in città, mi capita di osservare persone impegnate nella ricerca nei cassonetti delle immondizie: sono l’emblema della sconsideratezza della nostra società, opulenta e sprecona, che sembra avviarsi così disinvoltamente al declino.
Significativamente, tra quei rifiuti finiscono ogni tanto, senza che ne proviamo sufficiente orrore e vergogna, anche neonati “gettati via”. La vita come il pane, tra le immondizie.
In silenzio…in disparte dovremmo interrogarci pesantemente e riflettere.
Il lievito ha bisogno di tempo, di un tempo lungo, adeguato, per fermentare e far crescere la pasta che diventerà pane buono. Solo dopo, di primo mattino, mentre la città ancora dorme, il fornaio si alza, come sentinella, e mette sul fuoco quell’impasto pallido che porterà profumo, calore, colore alla nostra tavola.
Non c’è rumore intorno. Occorrono tempo, spazio, silenzio perché si compiano le trasformazioni importanti che mutano l’esistenza. Allora, soltanto allora, saremo in grado di vedere le cose con lucidità, di compiere ciò che la vita chiede, di assaporare un pane buono, ben cotto, fatto per essere spezzato e soprattutto condiviso.

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Informazioni su Pinuccia Dattoli

Sono una donna di sessantacinque anni, mi piace il computer ci passo il mio tempo libero. Condivido con gli amici, le mie foto, le mie gif animate i miei viaggi in camper, le poesie e le preghiere che trovo su internet. Accetto commenti solo da siti seri!

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  1. Bellissimo, è proprio vero, lo faccio ancora oggi il rito di fare una croce sull’impasto messo a lievitare….e il profumo poi alla cottura è davvero unico. Spero che queste usanze non vengano mai perse e poi non è che serve tanto tempo….basta organizzarsi. Serena giornata all’autore e a te 😊

    ________________________________

    Rispondi
  2. UN GRAZIE IMMENSO a te, Pinuccia, e a tutti coloro che sono testimonianza, espressione di
    sentimenti profondi.
    Buona giornata a voi tutti.

    Rispondi
  3. Danke, das ist wieder gut. Freundliche Grüße, Wolfgang

    Rispondi
  4. Le parole di Fausto fanno riflettere. Grazie a te per averle condivise. Facendo un rapido esame di coscienza, posso dire che a casa mia neppure una briciola di pane va perduta e questo un poco mi conforta.

    Rispondi
    • Grazie Lucetta del commento, non è solo pane quello che si spreca oggi è un po’ di tutto.
      Un esame di coscienza non ci fa male, Tanta gente oggi non ha il necessario, per sopravvivere e raggiungere la fine mese. Un grande abbraccio a te carissima, buon pomeriggio ❤

      Rispondi
  5. ¡¡¡Es un grande, Pinuccia como escribe Fauto!!!
    Lecciones de acción de gracia, con meditación, para un examen de conciencia!!!
    ¡¡¡ Qué bien nos viene a todos!!! Y reaccionar hasta en los mínimos detalles, para el que sufre y ayudar!!!
    Buenas noches Amiga descansas y un buen amanecer!!!
    Abrazos con cariño…

    Rispondi
    • Grazie del commento mia cara Rosita.Hai ragione tu cara amica Fausto è un grande ed ha un grane dono, quello di scrivere, ci ha fatto riflettere e ne siamo molto felici, speriamo che non ci abbandona. Ti auguro una dolce notte con tanti bei sogni. Un grande abbraccio da me. ❤

      Rispondi
      • ¡¡¡ Gracias Pinuccia!!!
        He estado con un poco de gripe y no venía a la PC … Por eso he demorado en contestar!!!
        Besos amiga

      • Grazie Rosita non ti preoccupare carissima amica, anch’io ci arrivo solo un poco solo di sera. Qui in Italia fa molto caldo. Un grande abbraccio Rosita a presto.😘

  6. Las personas altamente sensibles suelen tener un mundo interior muy rico,

    Para escribir con precisión.cerca de su experiencias**

    esto es lo que noto en Fausto**La transmisión de contenidos, vivencias**

    El amor huele a pan**extraordinario*el título***para este otro comentario

    con un final ** para pensar y reflexionar.

    buenas noches querida**Amiga Pinuccia***

    y buen fin se semana***

    mi cariño***Siempre*****

    Rispondi
  7. Buona sera Pinuccia ! 🙂
    Buona settimana a te e alla tua famiglia ! 🙂
    Aliosa 🙂

    Rispondi
  8. I pensieri che il caro Fausto scrive molto bene, fanno parte di me, li ho vissuti nella mia famiglia molto numerosa.
    Se manca il pane sulla tavola e come se mancasse la benedizione di Cristo.
    L’odore del pane appena sfornato mi abbraccia di ricordi belli e di volti cari che amavano fare in sacro silenzio il rituale del pane che si ripeteva ogni settimana.
    Mio padre ogni settimana si alzava all’alba per andare al mare con un secchiello … un posto pulito,lo riempiva di acqua di mare per impastare l’impasto per il pane…che doveva durare una settimana.
    Ti potrei raccontare per ore anetodi riguardo all’importanza che si aveva per il pane e che tuttora conservo.
    Grazie voi amici Pinuccia e Fausto per la vostra sensibilità,valori e ricordi che rimmaranno sempre dentro di noi.
    Un abbraccio♥

    Rispondi
    • Grazie Caterina del tuo commento. Sono comunque bei ricordi. Ricordo che ero una bambina di solo sei o sette anni, mia mamma mi diceva, di aiutarla a fare il pane, ero solo un impiastro di bimba. Avevamo una madia, è un forno a legna in un angolo, in magazzino. In un altra stanzetta dietro contro una parete c’erano delle botti di rovere, dove mio padre teneva il vino. Allora si faceva tutto in casa, pane, vino, e i salami. Allora era tutto buono è genuino.
      Ti abbraccio caramente e ti auguro una felice serata ❤

      Rispondi
  9. Adesso tutto cambia velocemente e niente e come allora, sapori..valori..bisogni.. sogni…lavoro…denaro.
    L’usa e getta ci sta portando alla rovina anche perché ogni cosa che si compra e falsificata non dura niente..il mercato del consumismo ci porta anche verso un continuo consumo che ognuno di noi farebbe benissimo a meno..ma purtroppo siamo entrati in una spirale che difficilnente se ne esce…ammesso che uno non si isola cercando di salvare il salvabile…ma difficile farlo per chi a dei figli.
    Buona serata cara Pinuccia

    Rispondi
    • Vero Caterina, è tutto un circolo vizioso ormai.
      anche per quanto riguarda gli elettrodomestici, non durano come una volta, andrebbe anche bene, se li costruissero in Italia, cosi lavorano gli Italiani, invece vengono da Taiyuan.
      Ti abbraccio carissima buona notte ❤

      Rispondi
  10. Carissime amiche, carissimi amici,
    desidero ringraziarVi, tutti, per le testimonianze di affetto sempre riservate alla mia persona.
    Vi ho donato con il cuore, grazie alla generosità della cara Pinuccia, la mia riflessione sul pane.
    Il dono del pane…
    Per la nonna, nessun dono aveva il valore del pane fatto in casa, con la farina delle spighe cresciute nei campi che s’arrampicavano su per la collina e a giugno splendevano nel sole.
    Era la benedizione alle dure fatiche compiute per la terra, il segno che le speranze potevano ancora risorgere nei cuori così spesso provati dall’angoscia dell’indomani.
    Quando si preparava il pane, tutto in casa prendeva un aspetto di letizia, di festa composta, come se intorno agli umili gesti si diffondesse una luce, e il segno di croce che la nonna tracciava sopra le forme molli e bianche allineate sull’assicella portava nei cuori un senso di pace: la certezza della santità del lavoro compiuto sotto la protezione del Signore.

    Un caro abbraccio a Voi tutti.

    Fausto

    Rispondi
  11. Buona sera Fausto,grazie della tua visita nel mio blog. e anche per il commento che mi hai lasciato sul dono del pane… Mi fai venire in mente un espressione che ho sentito dire tante volte. Quando si ama tanto, per esempio un figlio, si dice: ” Ti amo così tanto che ti mangerei “, quello che voglio dire, non so se mi spiego bene, il dono più bello è Gesù, che nel vangelo di Giovanni si presenta come vero pane disceso dal cielo. Non è meraviglioso questo? Si è fatto pane, per farsi mangiare da noi.
    Ci ha amato così tanto da farsi dono di pane per l’intera umanità, per nutrirci e darci la sazietà dell’anima e del corpo. La pienezza della gioia, per chi mangia di questo pane, ogni altra fame non esiste.
    Ogni tanto lo faccio anch’io il pane gli metto tre croci, lo faccio come tradizione, ma non so il vero significato.
    Ti auguro un buona notte. Con tanti bei sogni 🙂

    Rispondi
  12. GRAZIE, carissima Pinuccia.
    Serena giornata e buon fine settimana. 🙂

    Fausto

    Rispondi

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