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la festa dei nonni

Oggi è la festa dei nonni! Faccio gli auguri a tutti i nonni,  che hanno il cuore ❤ grande e le braccia sempre aperte.  metto una poesia molto carina che ho trovato su Facebook

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 di Roberto Piumini
C’è un nonno

C’è un nonno in disparte
che gioca alle carte,
le gioca da solo:
nessuno lo vuole.
C’è un nonno in giardino
che beve del vino,
lo beve da solo:
nessuno Io vuole.
C’è un nonno per strada
non so dove vada,
cammina da solo:
nessuno lo vuole.
C’è un nonno che dorme
speriamo che in sogno
qualcuno ci sia
in sua compagnia.

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Informazioni su Pinuccia Dattoli

Sono una donna di sessantacinque anni, mi piace il computer ci passo il mio tempo libero. Condivido con gli amici, le mie foto, le mie gif animate i miei viaggi in camper, le poesie e le preghiere che trovo su internet. Accetto commenti solo da siti seri!

»

  1. Hemoso el poema del abuelo. los abuelos son el mayor tesoro de la familia

    nos dan Un amor incondicional***

    besos y cariños**

    querida amiga!!!!!***

    Rispondi
  2. Un nonno molto triste!

    Rispondi
  3. Come giocattoli…relegati in soffitta.

    di Fausto Corsetti.

    L’autunno mi fa pensare a quella che con parola pietosa si chiama la terza età. E’ la vecchiaia, ma è come se si avesse paura a chiamarla con il suo nome, quasi che la “vecchiaia” fosse una parola invereconda. Forse non il nome, ma la vecchiaia è invereconda. Mi chiedo spesso se questa sia la ragione della solitudine degli anziani.
    Sempre più frequentemente ascolto storie tremende: genitori, con numerosi figli, abbandonati.
    Nessuno che li vada a trovare, nessuno che si interessi di loro.
    Oppure figli che litigano per i turni di visita o per quelli di assistenza domiciliare.
    Figli che arrivano a farsi pagare l’assistenza. E autorevoli dirigenti e professionisti affermati che, appena passata la festa di saluto per il pensionamento, sono ignorati da tutti, non ricevono più telefonate, non sono più niente per nessuno. La loro casa, fino a ieri insufficiente a contenere le presenze quotidiane di “amici” e “clienti”, diventano improvvisamente silenziose, deserte e immense.
    Spesso ascolto anziani che ricordano i giorni dell’affetto, delle tenerezze, del calore delle feste: figli, nipoti, parenti, amici, tutti riuniti a stare insieme, a fare cose insieme; e i pomeriggi passati con la moglie (o con il marito), magari anche solo a passeggiare, a vedere vetrine. Ora, intorno, non c’è che durezza, assenza, fretta, sopportazione. Gli amici sono spariti.
    Credo che la cosa più triste della vecchiaia sia la solitudine o forse il senso dell’abbandono. Sì, l’abbandono ancora più della solitudine, perché l’abbandono è vissuto come una dolorosissima ingiustizia. Perché è vero che spesso gli anziani non sono divertenti, ma quasi sempre lo sono stati. Sono stati divertenti, importanti per qualcuno, o forse per tanti; sono stati attivi, dinamici, moderni, spiritosi; sono state querce dai rami sicuri, hanno amato, sono stati amati, desiderati, stimati. Ora hanno perso tutto questo, ma credevano di avere la garanzia degli affetti più cari e invece perdono anche questi.
    Ecco che cos’è l’abbandono. E’ sentirsi un vecchio cavallo a dondolo finito in soffitta. Ci sarà forse un ultimo sprazzo di affetto al funerale, qualche lacrima e un sospiro: “sì, era vecchio, è la ruota della vita!”
    La profonda ingiustizia consiste nel decretare la morte dei sentimenti prima della morte biologica.
    Chi pronuncia questa sentenza non sempre si rende conto del dramma che provoca. Talvolta ci sono anziani che passano la giornata a spiare se figli o nipoti – che magari abitano un piano di sopra o sotto della stessa casa – si affaccino al balcone o diano qualche segno di interesse. E poi chiudono malinconicamente la finestra della speranza.
    Qualche riflessione ancora.
    La prima è che presto, molto più presto, forse, di quanto crediamo, arriverà anche per noi l’ottobre della vita. E guai a noi se, assieme alla solitudine e all’abbandono, dovremo fare i conti con il rimorso di aver trascurato o addirittura abbandonato , a maggio, la gente di ottobre.
    Subito dopo, dovremmo esaminarci sulla nostra capacità di amare. Se amiamo solo ciò che è amabile, o solo quando è amabile, forse noi stessi, spesso, non avremmo diritto all’amore, specialmente “Lassù dove sempre e comunque Qualcuno ci ama”.
    E poi che cosa è “amabile”? Solo ciò che piace, che diverte, che arricchisce, che premia, che ricambia?
    Auguriamoci di imparare in tempo il valore della gratuità, di saper scoprire un tesoro nascosto anche in un volto di vecchio.

    Rispondi
    • Grazie Fausto del commento. E’ vero quello che dici purtroppo l’ottobre della vita arriva, senza rendercene conto e ci ritroviamo ad essere noi i nonni. E’ una tristezza vedere gli anziani abbandonati da soli. Gli ospizi sono stracolmi. I figli devono lavorare, si devono realizzare nel lavoro, un solo stipendio non basta a sostenere al bisogno della famiglia. Troppe spese, anche se tante sono superflue. Una volta, l’uomo portava a casa lo stipendio e la donna cresceva i figli, badava agli anziani genitori e non solo anche zii che si ritrovavano da soli. Oggi purtroppo tutto è cambiato. L’anziano lo si va a depositare in una casa di riposo. e chi ci pensa più. Basterebbe guardarli con un po’ più d’attenzione per vedere in loro il volto di Gesù.
      Un grande abbraccio a te carissimo. Buonanotte 🙂

      Rispondi

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